Pasquetta

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Si consuma della città

l’anima spenta.

In un calmo deserto

di scopi e d’intenzioni

rimangono i palazzi

con i visceri colmi

di fatica di ogni giorno

di rabbia, frustrazioni

e delusioni, il lavoro

dell’uomo, le sue grida.

Sono chiusi anche i bar,

così non berrai, oggi,

raro viandante,

né acqua, né caffè, né vino,

né l’aperitivo a pochi euro

che qui calma il dolore

l’appetito e la voglia

mondana di apparire.

Dove saranno, tutti?

Forse al mare, forse in gita,

a consumare in un giorno

le speranze. Per riprendere,

domani, ad appassire

trasfondendo la vita,

nelle vene sfiancate

di queste grigie strade.

Kokoschka nel cuore

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Sinciziale

Sinciziale, alzati!

Sei troppo bella

con i visceri estrusi

senza pudore.

Ma adesso ascoltami,

sono il tuo riflesso

in questo specchio,

sono come tu mi vedi

coi tuoi occhi,

così fidati di me:

È ora di andare.

Flebiti profonde

della mente e del cuore,

coaguli di sogni

andati a male,

viluppi di speranze

e delusioni

con i loro colori

sono asociali

e molto spaventosi.

Rimettiti la pelle,

se proprio vuoi restare.

Maleficio

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maleficiomaleficamentemalefico

Nulla mi piace

di quel che conviene

fare a quest’ora.

Esorcismi contro il male

vorrei operare, gridare,

imprecare,

e, se va proprio storta,

bruciare

come le streghe.

E la mia catasta

sfrigolante fumigante

mi sarebbe, io credo,

letto di petali di rose

se solo io potessi

sapere

che tutto il male

che mi è stato dato,

una tortura d’anima

visceri e sangue,

sulle tracotanti spalle

di chi me l’ha fatto

ricadesse decuplicato.

Gastroscopia urbana

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metropoli

Bulimica di metropoli

vomito tubi al neon

fossili.

Suoni

post dodecafonici

cigolii di pneumatici

stridii di freni

tossici.

Tunnel

di metropolitana

lunghi una vita

affannata di passi.

Vomito il mio vomito

estrudendolo a morte

dallo schizofrenico sincizio

dei miei visceri coi tuoi,

metropoli