la bella del re di Napoli

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Non so cosa sia successo

ma è stata la tua voce,

o il ricordo di te,

la foto di una piccola te,

come sei nell’anima,

catturata dal diaframma

delle tue iridi striate

viola meraviglia,

rivolte all’interno

verso, pum, pum, il cuore,

e mi sento il re di Napoli.

Un pochino più tardi,

forse la mattina dopo

esser diventato uomo,

per quanto cresciuto

sarà il coraggio da leone,

ti darò un bacio,

ti farò innamorare,

mia Lucrezia, perché io di te

sono già innamorato!

Ali di paura

ali-di-paura

Così per tutto il giorno

nascondemmo parole

con farfalle jacquard

e poi, verso sera,

musicando col plettro

paraventi di liriche soul

su chitarre roventi

di rosso tramonto

(lo steccato sul fondo

friniva di giallo

e pioveva pioveva)

ci levammo quel basco

che copriva i pensieri

e vedemmo apparire

sotto i piedi calzati,

che ballavano in viola

pavimenti crollati,

maledette, abissali

profezie e déjà vu.