il mio nome è Tenebra

By | Poesia | 3 Comments

La mia vena profetica,

emorragia di verità

precoci e preoccupanti,

me la vorrei strappare

dovunque sia nel corpo

o intorno al cuore.

Perché non serve a niente

sapere tutto prima

e non avere avuto in dono

altra virtù divina

che l’arte ciarlatana

dell’essere indovino.

Però lo grido forte:

Prevedo la vergogna

e sangue di innocenti

e guerre all’arma bianca

e faide inconcludenti…

Benché non serva a niente

e che non stia al veggente

mutare in nessun modo

il corso degli eventi,

ancora ve lo dico:

È tempo per noi di amare

ed essere accoglienti,

vedere i propri figli

in tutti gli innocenti…

La voglia

By | Poesia, Senza categoria | No Comments

Bara del non detto

Zittita in me riposa

la voglia assai dolente

di dire cose oscure.

Come una bara muta

nascondo il mio dolore,

con manto di madonna

mi cingo il fianco nudo,

ascesi nel pudore,

il vero non ti svelo,

ti do quello che chiedi:

la grazia di sperare.

Il rastrello

By | Poesia | 6 Comments

Giardino zen

Questo venerdì

che pare una domenica…

Vuoto di silenzio addormentato

e una specie di nebbia

fuori e dentro la testa.

Niente per riempire,

solo cocci di una notte

di stanchissima veglia

primavera stenta

stagnazione immensa.

I discorsi del rastrello

col ghiaino nel giardino

solchi zen di illusione,

grigio su grigio,

le inutili domande,

la verità che non si espone.

 

Quando un uomo muore

By | Prosa | No Comments

tunnel

 Ebbe la nuova percezione di una luce bianca, dall’intensità vibrante.

“J’etais morte sans surprise et la terrible aurore / M’enveloppait…” riuscì a pensare. Baudelaire aveva previsto anche questo.

“Eh quoi! N’est ce donc que cela?” Però c’era, in più, il dolore tremendo.

E poi? Sarebbe stata la volta del sipario? No, non ancora, anzi mai. L’uomo non avrebbe visto che cosa c’era, dietro alle quinte. Questo succede solo nei racconti deliranti dei sopravvissuti.

L’uomo morì, come tutti, appena un attimo prima che si alzasse il sipario o prima che si spegnesse il misterioso interruttore del nulla.

Non sentì “clic!” come si era sempre immaginato, non ebbe la percezione del buio dopo la luce bianca, né vide apparire la Verità che gli si offriva sdraiata, per saziare le sue brame di conoscenza e di immortalità, bella con suo sorriso leonardesco, la nudità svelata dal lento dischiudersi delle spesse cortine di velluto rosso…