Liberami l’anima

Anturium su fondo rosso

Curami la tristezza

strappami via dal corpo

quest’anemia della sera

che mi aderisce alla pelle

seducendomi il cuore.

Dammi amore la forza

di ritrovare in cielo le stelle

di essere fiore danzante

ala di rossa farfalla

spruzzata di polvere nera

anthurium già colto reciso

anima non più prigioniera…

La città della solitudine

cappotto in città

Lo so io quanto pesa sulle spalle

questo cappotto che mi trascina via

prendendo vento dalla mia tristezza,

perpetuo inverno della vita mia.

La sola cosa che so fare adesso

è camminare silente in afasia.

La strada è lunga e molto solitaria,

a quanto pare il sole è artificiale,

solo grappoli di luci senza festa

e silenzi dell’anima e del cuore,

neve del tempo, ricordi, nostalgia…

Bella stella

bella stella

Tristezza, l’umidità del cuore

che non piove in lacrime

e l’aria è così greve

che respirare è un peso,

io stessa sono un peso.

Il mio corpo è invisibile

rispetto all’universo,

ma io sola so la verità:

la massa è piccola,

la densità esiziale.

Io fui una bella stella

prima che venisse il tempo

del mio collasso gravitazionale.

Mattino, ore cinque e venti

cactus pittorici con sole

La tristezza di un giardino

abbandonato estivo,

le sue piccole denutrite

rose, la sete, la gazza,

la tortora funeraria,

il fischio del merlo,

la sedia bianca

che s’appoggia al fico,

la mia quieta insonnia,

il silenzio vizzo dell’ortensia.

Oltre la siepe, il mare,

I gabbiani, i lamenti,

gli sgraziati canti…

La fioritura del cactus

addossata alla veranda.

 

 

 

Prezioso

gondole solo

La tristezza che incanta

dei brevi ritorni,

il rimpianto che assale…

Gondola affilata

color ebano il cuore

taglia acque di pianto,

già  prima di partire

vorrebbe tornare

lungo il canale,

dove ora dondola,

assurdamente.

Ogni parola di perla

pare già detta

e rotola dentro

a un buio forziere

senza aver tempo

di splendere al sole.

Io stessa, i miei passi,

non faccio rumore.

Tutto questo mio tempo

san jacopo

Come sempre

come tutte le sere

suonano le campane

della chiesa sul mare.

D’inverno è diverso,

già la notte ha ingoiato

il campanile. Eppure

din don dan

suonano le campane.

E come sempre

arriva il crampo al cuore

di un’estrema tristezza

per non sapere

dove tutto questo mio tempo,

speso male, speso bene,

dove tutto questo tempo,

speso come solo io so fare,

dove tutto questo mio tempo,

tramonto dopo tramonto,

va a finire…