Filastrocca felina

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I gattini di Annalisa

sono nati a maggio a Pisa,

sono Rina, Ugo, e Piero,

battezzati al battistero,

di cognome fanno Mao,

con la zampa dicon ciao.

Nella torre residenti,

han le code un po’ pendenti.

Ti salutan con le fusa

e la storia qui è conclusa.

 

Per sorridere un po’…e fare un piccolo omaggio a Pisa, città molto cara al mio cuore.

 

Famedio

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Mamma mia

come siam brutti!

Mai come adesso

l’uomo deforme

può guardarsi

allo specchio…

I cocci trasparenti

del suo vano

apparire perfetto

si son fatti infine

opache teste di gesso

rotolate senza gloria

nella verità cruda

della vera storia.

E l’eroe di un tempo

appare reo inconfesso.

 

Il colore grigio cielo

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Così, senza gloria,

è incominciato marzo,

in gramaglie di nubi

e lacrime vedovili

e un color grigio cielo,

uno strano celeste

umiliato dal nero,

che non pare un colore,

ma la veste dismessa

di una donna fuggita

sgusciando via nuda,

da una delusione d’amore,

abbandonando sul letto

dell’ultima notte

tutta una vita, un passato,

una storia.

 

Equinozio d’autunno e piove

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Piogge equinoziali elidono

molecole di tempo stagionali.

Che cosa c’è da celebrare?

Non certo dei caduti nei fanghi

della storia, è solamente

un notevole giorno per il sole.

Come uno scalatore in ascesa,

è giunto allo Zenit dell’equatore,

un punto notevole geograficamente

anche per l’astronomo cultore.

Per il resto, non significa niente.

Qui lo dico e qui lo nego.

Perché è un giorno importante,

è così che si avvera il destino.

Il sole si avvita come un tralcio di vite

intorno al suo palo siderale,

finché arriverà a Vega.

E la Terra trascina, che gli corre intorno

girando su se stessa, pazza trottolina.

La terra dunque ascende, ascende

mentre gira intorno alla sua stella

e su se stessa,  incurante

del suo gravido ventre umano

che s’affanna. E ci trascina.

Tutto dunque va dove deve andare,

questo è il senso equinoziale,

che è un nonsenso che ci affida

alla terribile necessità di andare.

ovvero ad un unico fato universale.

 

Il filato confuso

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colazione da Tiffany

Se hai voglia di ordine,

oggi non è proprio il caso.

La mia storia è così,

almeno da  dentro

e si affida al racconto

delle cose che uso,

la matassa dei giorni

di una vita non dipanata.

Madre

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la strada

La mia vera storia è,

se vi piace saperlo,

che non ce la faccio

a vedere sulla strada,

avviliti stanchi e lenti

laceri viandanti

sfiniti dai loro pianti,

quelli che io, contenta,

ho messo sul cammino.

Ma c’era il sole, un tempo,

o forse era un miraggio,

perché chiamassi al viaggio

quelli che più amo.