Quod erat in votis

cactus lacustre nel tramonto

Di tutto quello che un giorno

di tutto quel che oramai…

Che se poi non tornasse…

Di quei sogni svaniti

palloncini scoppiati

là, più in alto del vento,

del mio cuore anche lui

lacerato. Della vita sbagliata,

dei segreti preziosi

che mi sono svenduta

per avere un sorriso,

del mio muto anecoico

essere sola dovunque…

Di tutto quello che un tempo…

Non m’importa più niente,

io no trovo più un senso,

non desidero niente

e nemmeno rimpiango,

ora a vuoto rimbombo…

Il senso della beatitudine

Caronte buono

Da una sponda all’altra dell’eterno,

zigzagando un fiume infinito,

si trascinerà l’anima mia ferita,

come un Caronte buono e disperato,

cercando solo te, mio faro,

unica luce, mia sola gioia e senso

del vano premio d’essere beato.

La parola fine

pagine nel campo

Dopo aver gettato a spaglio

fecondi semi neri, i segni

che traducono i pensieri,

con lo sguardo appagato

ho visto biondeggiare un campo.

Poi le spighe si son svuotate dentro,

e si sono afflosciate al primo vento.

Dove, e perché, io mi domando,

la loro vita non ha più avuto senso?

Ora piove quasi tutti i giorni

e io ci penso. Poveri personaggi

senza colpa, affacciati per sempre

dal quattro agosto di quest’anno

a una pagina bianca, cui manca

la parola fine, la falce, il compimento

del libro e del destino!

Senza mietitura non c’è grano…

Karma inverso

Ingranaggio

Da questo notte

c’è vento forte

e per la strada

si fatica a camminare.

Oggi due persone

che non conoscevo

mi hanno detto

che sono dimagrite

senza motivo,

in quest’ultimo mese,

una alla fermata dell’autobus,

una dal verduraio.

Io non sapevo che dire,

le ho consolate

come potevo.

Poi, a casa,

mi sono guardata

negli occhi allo specchio

e mi sono domandata

quale mai fosse il senso

di tutto questo.