Vacanze al mare

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ombrelloni in terrazza.jpg

La speranza sarà l’ultima a morire

come gli ombrelloni chiari verdi

aperti sul terrazzo troppo stretto

affacciato sul sole della piazza.

Inventiamoci un’estate al mare,

i rumori del parcheggio sono onde

e la vela che ci porterà lontano,

ormeggiata a portata dello sguardo,

fa cantare nel libeccio alle sue drizze

la promessa del gran viaggio che faremo.

Chiudi gli occhi amore mio, fa meno male

varcare un orizzonte inesistente

che l’amara delusione del presente.

Nota: L’immagine è una mia libera elaborazione digitale di una foto di Google Earth 2017

Il cacatua bugiardo

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La nave del cacatua

Mentre il vicino di sopra

mi passeggia la mente

e confondo i suoi passi

con quelli morti della zia,

il passato col presente,

e mangio a colazione

biscotti magri di cartone,

bevendo un te indecente

che non contiene niente,

nemmeno un po’ d’oriente,

canta la voce del mattino,

il merlo nero nel giardino,

fischia una melodia stanziale

e io mi sento molto male.

Sono un pirata storpio

e il vecchio cacatua

che grava la mia spalla

con la sua voce chioccia

mi parla come sempre

dei viaggi che faremo

nei mari più lontani

coi soldi del tesoro

che un giorno troveremo.

Lo fa da troppi anni

e mi defeca addosso,

senza nessun decoro.

Nemmeno io lo scaccio,

non ha più dove andare,

lo sa che non gli credo,

ma mente per amore…

I denti da latte

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fuori-dal-cuore

Eliminati dal culto

i miei ricordini,

ovverosia le lettere

e i biglietti d’auguri

dal vecchio comodino,

i denti da latte

di mio figlio bambino,

il mio gruppo Rh

su un cartoncino,

le poesie notturne

su un libriccino,

apro ai cieli del vento

le finestre del cuore

e prendo il respiro

e trovo lo spazio

per il presente,

per voi come siete,

magnifica gente,

amori miei cari,

che siete il mio ieri,

il mio oggi, il mio sempre.

Carta moschicida

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Libellula incollata

Trentotto decibel

di confortevole noia

È una casa gradevole

e molto silenziosa,

la strada celata

dalla stolta magnolia

e la vita che arriva

tutta molto filtrata

dal passato al presente

nelle stanze dei giorni

e la carta moschicida

di un monotono tempo

spenzolata in penombra

a invischiare da sempre

le zampette dei sogni.

 

 

Jump, baby, jump!

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la donna viola che balza nell'abisso

E poi ho deciso di accettare

il balzo nel vuoto del futuro

e questo presente destrutturato.

Mai più interagire col destino,

mai più programmare, ma buttarsi

nell’orgia spesso amara della vita.

La profezia non si può contraddire,

non si può fermare il flusso

univoco della freccia del tempo.

Io ci sono fin che ci sono e vivo

come capita, bevendo il veleno

del tempo che passa, giorno per giorno,

e qualche bicchiere di birra, almeno,

a mia discrezione e piacimento

per dimenticare questo lento

affogamento. Per la morte

non c’è né cura, né prevenzione.

Rhätische Bahn (io e te, come in treno)

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Trenino rosso del Bernina

Abbracciami l’anima,

sii presente e passato per me,

e fa che il tuo sguardo,

quando io mi ci sporgo

quasi fino a cadere,

mi lasci vedere il futuro

di una  stessa, unica vita.

La garguglia

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garguglia

Niente mi dà più sollievo,

né i miei mobili antichi,

né le foto sbiadite,

né il dondolio tarmato

dei vestiti impiccati

nell’armadio stipato.

È come una palude

di quelle che sprofondi

ad ogni incerto passo

il limo marcescente

del passato nel presente.

Non guardarmi, garguglia,

coi tuo occhi di legno

divorati dai tarli…

Sebbene sia tardi,

riuscirò a spaludarmi.

La diafana mano

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manocielofirmata

Molto oltre le pagine del tempo

scriverò il libro che sarebbe stato

se io fossi rimasta ancora e tu

mi avessi amato. E violerò le sue

tenaci leggi, cancellerò il presente

inventerò futuro, richiamerò il passato.

E farò il gesto che avrebbe mosso il mondo

o l’universo, almeno il nostro

e stringerò, oltre il sognato sogno,

fra cento e più anni o già domani,

la tua diafana mano con le vene

che, tremante farfalla, cercherà la mia

in fuga da un millennio o poco meno…