L’orologio fa tic tac

L'ingranaggio d... e tramonto

Vorrei che fosse fermo

questo orologio vecchio,

indietro, da buttare,

fermo ad un momento,

deformi le lancette

a catturare il tempo

e il primo bacio eterno,

ma lui continua a andare,

e intrappola i capelli

ai suoi dannati denti

per farmi camminare

e suona le mie ore…

Fugge il pensiero, almeno,

si tuffa dentro il mare

dove tramonta il sole,

lo vuole ripescare

e guadagnare un giorno,

dall’ovest del tramonto

all’est di un sogno spento

e farlo ritornare.

Un effimero istante

ragazza mia nell'ansia

Ma quanto tempo ci vuole

per sistemare le cose…

Certe ore che tessono

un drappo di eterno

come il manto che copre

l’intero universo

e  piccole cose

vi galleggiano dentro:

la telefonata per strada,

una crisi di pianto,

il sudore alla fronte,

le attese, il rimpianto,

il tuo viso da elfo

che si fa bianco bianco,

tutto quasi per niente:

Un effimero istante

in cui fummo felici

e sorrisi di stelle

anni luce distanti

e già morte, ma belle.

 

Piccola ballata dei seneci

seneci

Non mi riscalda

questa primavera…

Presto, datemi da bere!

Bere all’indietro

fino a quello ore,

quando i! mio sangue

si faceva miele,

la pelle chiara

spogliata del pudore,

la testa che ronzava

come un alveare

e da dentro il petto

rimbombava il cuore.

I tamburi, i tamburi,

i tamburi dell’amore,

la mollezza delle ossa

liquefatte di stupore,

gialli seneci ebbri,

recisi nel bicchiere.

Il giorno è la vigilia della notte (assonanze ossessive)

belli capelli

Mi sento rodere dentro

dal tempo così lento.

Sole, c’è poco vento,

niente va così storto,

eppure mi consumo,

lentezza esasperante,

lumache sulla vita

e il passo delle ore

così senza sapore.

Mi laverò i capelli

e tutte quelle rime

che sento nella mente

esageratamente

saranno forse sciolte

coi nodi dei pensieri.

Chissà se la mia testa

diventerà leggera?

Lasciare la mia insonnia

ai rovi del cuscino

e galleggiare in sogno,

nel cielo un palloncino…

Frustrazione

Joda firmato

Mi scoppia la testa

per quanto chiacchiera

la mia parete di destra

(se do le spalle alla finestra.)

Talmente penetrante

la voce della  vicina

che mi bagna l’orecchio

di saliva in gocciolina…

Sono una contemplativa,

se voglio, nemmeno penso,

accedo al nulla estremo,

ma con lei io non ci riesco

e affogo le mie ore

in un naufragio senza remo,

di noia e di parole.

Sul limitare estremo del tramonto

fine del tramonto

Guarda com’è finito

anche questo giorno!

Appesa al cielo

con un filo chiaro

soltanto una falena

trafitta dal rimpianto.

E l’ anima si sente

così vuota e vaga

perché non sa

nemmeno lei

cosa le manca.

Forse la tua foto

che promettesti

di mandare presto,

forse le tue parole,

forse solo il tempo

divorato dalle ore

mentre muore il sole…