Rosa di maggio

ombra-della-rosa

Uovo all’occhio

mela e purè,

questo stasera

io mangio

e non desidero altro.

Era il mese di maggio,

ricordi, mammina?

Nonna Amalia

mi portava al rosario

ed il sole al tramonto

decorava la chiesa

con l’ombra lunga

e nera della rosa

che di rosso

fuori splendeva.

Ah, come mi sentivo buona!

Tu, a casa, intanto,

preparavi la cena.

Lungo il lungarno

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Stai cercando il tuo vero,

ma nel posto sbagliato

e in un tempo d’inferno.

Soffocato dall’ansia

dell’afosa calura,

percorrendo il lungarno

hai perduto anche l’ombra

la tua sola compagna.

È lo zenit spietato

a privartene adesso,

se aspettassi la sera

ce l’avresti al tuo fianco

e hai l’aura di fango,

ripescata dal fiume.

Cerca ancora le piume

e ridalle al tuo cuore

per un volo nel vento

a vestirsi di cielo.

Ferma il passo straziato

dalle piaghe terrestri

e riposa la mente

sotto i biondi capelli,

o viandante del fato.

No, non c’è una risposta

per il male e l’affanno.

Come l’acqua che passa

sotto il ponte in eterno,

tutto va, poi ritorna…

I giorni del fiorire

Il vaso

Lasciarsi andare

come un reciso fiore,

dolcemente marcire

nel languido imbrunire

quando l’ombra

gioca con la foglia,

e la rosa si spoglia

con trepido candore

di petali macchiando

la sera e di sospiri.

Niente è per sempre,

niente che sia stato colto

ritorna in nuovo boccio

ai giorni del fiorire…

La memoria dell’acqua

Giù dal Morteratsch

…Io, se potessi,

non sarei l’acqua

che scivola via

e nemmeno la trota

così lontana

dai quieti natali

di qualche pescaia…

Io sarei l’ombra,

la fronda pensosa

di ogni memoria

e porterei in seno

ogni ghiaccio, ogni onda,

ogni sasso, ogni passo,

ogni tiepido masso

alla valle sublime

del tempo mio estremo.