L’odore delle stagioni

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Già assaporo nell’aria

con il mio naso saccente

qualche sentore d’autunno

e poco capisco l’insistenza del tiglio,

la persistenza mentale dell’odore,

come se il mio cuore battesse

il tempo di giugno e il suo sole.

Lo chiamano rimpianto, ma io no,

quest’anno è stato tutto così uguale

e, per certi versi, brutale. Addio lembi

di estate sdraiata sul mare,

lacerata a sangue dalle unghie

di un vorace dolore, il boia

delle mie ore! Quindi anche l’onda,

col suo trasparente chiarore,

mi rimanda l’olfattiva memoria

algale del nascere e del partorire,

pur nell’ostinata asciuttura

di queste mie misere ore. E respiro,

avidamente respiro anche la neve,

dell’immortale ghiacciaio

che il vento iemale risveglia

in bianche fumate di gelo.

Bellissimo peraltro l’umidore,

senza quasi rumore né odore,

del prossimo inverno a venire.

 

Vedere col naso

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Tiglio di città, se non ci fossi tu…

Abbarbicato alla speranza

come me, a suggere una vita

che non c’è nel nero asfalto

di questa triste umanità…

Se non ci fossi tu, come farei,

senza guardare in strada

verso l’angolo del chiosco

dei giornali, a capire dall’odore,

che si insinua dolce nelle nari,

che giugno avanza, pur nel grigio

cielo di giorni sempre uguali

e che l’estate s’annuncia

nella tua chioma fitta di fiori?

Nota: Con grande simpatia dedico questa poesia all’amica Ale Marcotti, mentre vi propongo di leggere questo suo bellissimo articolo “Come una maglia prestata”  in cui ho rilevato alcune affinità col mio scritto, relative  alla suggestione “visiva” dell’olfatto. 

 

 

Lo studio

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L’odore dello scalogno

si è chiuso nello studio,

la stanza lunga e stretta

in fondo al corridoio,

la stanza senza scampo.

La giornata è stata cupa,

la pioggia battente obliqua

attraversava i terrazzi,

bagnando tutti i vetri,

così non mi è venuto in testa

di dare un cambio all’aria.

Io poi, nel pomeriggio,

cercavo una coperta

da  drappeggiarmi addosso

per aggirarmi  tetra

con fare da teatro

e dire singhiozzando

che avevo molto freddo.

Anche il bucato, rozzo,

pendeva nel salotto,

gridando il suo volgare

parfum di ammorbidente.

Adesso è tarda sera,

la stella del lampadario,

una pazzia asimmetrica,

per questo cielo chiuso,

per questi muri rossi,

per tutti gli scaffali,

che scricchiolano di libri,

per le anime dei tarli,

per me, che scrivo e scrivo,

illumina la notte interna,

il chiuso del mio cuore,

l’afrore dei miei giorni…

Marcia nuziale

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la sposa di Niki

Processione di panche

accompagna la sposa

umidìta qua e là

da una pioggia emotiva.

Il silenzio dei fiori

già la opprime di odore…

Questo dunque è l’amore,

un bouquet di promesse

e speranze recise?

L’ immagine che illustra la poesia è una mia elaborazione di una foto che  molti anni fa, durante una visita al  Centre Pompidou, scattai all’ opera “La mariée” dell’artista Niki de Saint Phalle (1930 – 2002)

 

 

Naso deluso

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Fumo di rose
Più io non distinguo
l’amabile odore
della casa che un tempo
profumava di rose.
Ora non so…
Pare un olezzo
di cimitero.
I petali di te lievi,
le vesti leggere,
i pianti, i sospiri,
i canti, i sorrisi
un vento funesto
di infetti camini
e ceneri asperse
dal crematorio
dipana in volute
e disperde nel cielo.

Certe storie d’amore

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ragazza-abbandonata-con-peluche

Non ti segue a casa

è in giro con la sua gente,

tu sdraiata sul letto

col tuo cellulare,

la memoria del cuore.

È per te la tua roba,

come quella maglietta

che ti ha dato una sera,

solo un piccolo straccio,

ma ci senti l’odore

e la stringi sul petto

un pò per farlo tornare…

Ma lo sai, vero, piccola,

dove vanno a finire

certe storie d’amore…