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Le streghe di Sant’Antioco

By Poesia 2 Comments

Però fai attenzione!

Saranno state le streghe di ieri,

così belle nel tramonto rosato,

con le scarpe dalle punte sottili

e l’incedere fiero e studiato

di chi è arso sul rogo e rinato,

saranno state le streghe – dicevo –

a ammaliare le nostre serate,

la laguna e l’aria estivale

da ieri e per sempre, ridendo

di tutti i mortali e di noi.

E così stai attento – dicevo –

perché subirai la tristezza

così fonda fa farti morire,

così dolce da farti annegare

in un denso tramonto sull’acqua,

così rosa che vorresti fuggire,

ma non puoi, goloso del filtro

che ti cola dalla bocca nel cuore.

 

Labili confini

By Poesia 2 Comments

Ma ti è scappato il gregge in cielo

stamattina presto presto,

mentre il tuo piccolo cane

abbaiava allegro al vento,

ebbro di sole e primavera?

La vita è un po’ bastarda

e complicata e la felicità,

io penso, una chimera

che appare a caso

quando vuole salvarci

dal morire. Ma nei momenti

rari come questo, in cui

respira il corpo con il cuore

e senti che sei tu il pastore

e che la libertà non ha confini,

non basta l’orizzonte a contenerla

né il numero finito delle ore.

Ringrazio Paolo Scarpellini per il prezioso contributo fotografico, che ha fatto volare la mia ispirazione.

 

 

 

 

L’ora dei naviganti

By Senza categoria 5 Comments

Reclusa nel tramonto

io cerco di fuggire,

ma sono dentro casa,

legata, i polsi e il cuore ,

da questi veli rosa,

da questi drappi neri

con pari voglia in corpo

di vivere e morire.

Portami presto, caro,

fuori da questa stanza,

rompi pareti e indugi,

portami al bel pontile,

a quello strada in legno

che corre dentro il mare.

 

Per illustrare questa mia poesia, ho scelto una foto di Paolo Scarpellini, che ringrazio per la collaborazione.

Il pensiero

By Poesia No Comments

 

Inerme quasi rotto il cuore

patente sui liquami dell’ora

fa imbibire le sue crepe di creta

dal grigiore ostinato del tempo,

un novembre di cracule e corvi

che fu avaro di cielo e di sole.

E così si consuma la sera,

non diversa dall’inizio del giorno,

con le sue suggestioni angolari.

Con le vesti ormai lacere d’ansia

verso spigoli acuti di muri

si suicida in eterno ritorno

il divino che c’è nel dolore

senza mai lasciarmi morire.

E mi frullano dentro gli aironi

quando grigi nel grigio dei nembi

dal canale spiccano il volo.

Non palude, non mare, non fiume,

una vena nel tempo, il pensiero.

 

Scarpette

By Poesia 3 Comments

 

Quante scarpette nella mia vita,

ora posate su questo scaffale,

così lontano dalla smania di andare…

Quelle marroni, con il fiocco di raso,

quasi correndo dal mio professore

arse nel rogo del  primo amore,

quelle d’argento della festa da ballo,

col vestito verdino di seta moiré,

e il caro ingegnere più grande di me

che la bocca bambina non seppe baciare,

quelle sbagliate per prendere il mare

col biondo ragazzo dagli gli occhi nel cielo

e parole di ghiaccio per farmi morire,

quelle da sposa col tacco sottile

e il passo da donna, per andare lontano…

Ma ora non so, perché quelle che indosso

fanno il cammino del quotidiano,

forse il colore e persino la forma

diventano belle quando noi le smettiamo.

 

Il mare come stasera

By Poesia 6 Comments

vinoso mare

Mare vinoso mare,

diceva bene Omero,

quel vino spesso e brusco

che poi non vedi il fondo

e affoghi nel bicchiere.

Bere vorrei il colore,

quando io penso al blu

e invece è quasi nero

col porpora e coll’oro.

Chissà com’è il sapore…

Di sangue, vita e amore

e questa ostinazione

del nascere e morire

…Intanto si fa sera.

I molti letti

By Poesia 2 Comments

la casa dei sogni

Recentemente ho capito

per illuminazione

perché certi sogni,

in apparenza banali,

fossero fonti

di grande paura,

da svegliarmi sudata,

con la gola essiccata…

Io sogno case buie

con lunghi  corridoi

e camere con molti letti

dove passare la notte

e ci sono i vivi come me,

perché ancora io lo sono,

e ci sono i miei morti

che stanno a riposare.

Facciamo tutti silenzio,

mi sdraio, spengo la luce

e mi desto prima di morire.

…Sono ricordi degli obitori

dove con grande dolore

ho visto per l’ultima volta

quelli che ho molto amato

e che non ho lasciato andare.

Specialmente mia madre,

quando sono scappata,

appena un attimo prima

che chiudessero la bara.

Via Grande

By Poesia No Comments

Via Grande

Vengo con te fino in centro,

so che hai qualcosa da fare…

Io, nei miei giorni stracciati,

cerco appena di non morire.

Respirare soltanto non è

quel che chiamiamo vita,

ma io mi accontento,

è una sospensione del tempo

apparente, perché, mio caro,

sapessi come  corrono le ore!

Così ci inoltreremo nella città

che mi assomiglia, una cancrena

di negozi aperti in tutta fretta

per mascherare la crisi,

i fallimenti, la decadenza,

la fine che in fondo al corso,

non ci son  santi, ci aspetta,

ma per fortuna c’è il mare,

panacea universale…

Pareti

By Poesia No Comments

Finestra

Certo che no!

Così facilmente

la notte non passa.

Deve morire filtrando

rigagnoli d’alba

dalle persiana.

E tu, viva carne

accanto al mio

tormentato fianco,

che respiri

e sussulti sognando,

ti devi svegliare.

Rinuncia a quei laghi

di sonno dorato

di sole in cui cadi

continuamente

dopo avermi chiesto

con voce impastata

se è tardi!

È tardi infinitamente

per la mia noia,

per l’ansia

che mi attanaglia,

per la notte svenata

in dolente agonia,

che sviene in deliquio

su queste pareti

di vita finita.

Il bar dell’angolo e il nottambulo innamorato

By Poesia 6 Comments

Polena da bar

La notte già svuota

i suoi lunghi intestini,

budelli intricati

di strade, destini,

di cieche appendici,

di vite sfinite.

Spegne le insegne

anche l’ultimo bar,

quello più in fondo,

quello che giri l’angolo

e poi vedi il mare,

tu sai quale,

proteso sul buio

come la prua

di una nave

pronta a salpare,

con la polena dipinta,

che porta corona,

corona di luna.

E io non so dove andare.

Mi ha buttato fuori

quel ragazzo gentile,

ma alto due metri,

che non è il caso

di litigare.

Riapre alle sei

e prepara i panini

per la gente normale,

che smonta dai turni

o va a lavorare

e vuole mangiare.

A chi lo dico, io, adesso,

che odio il mio letto,

che sembra una bara,

un sepolcro di ghiaccio

da quando è finita

quell’unica cosa

che mi dava la vita,

a chi lo racconto

che non voglio dormire

perché se la sogno

io posso morire?

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