Domenica

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sequitur se ipse

Tu, nell’inquieta notte,

sognando di lottare,

agiti le mani in aria

e io te le imprigiono

e penso a Don Chisciotte,

l’eroe dei sognatori.

Poi cerco il sonno invano,

perduta la mia strada

fra giochi di parole

e trucchi  per dormire,

le rime, gli anagrammi,

ogni follia palindroma

e i volti dei miei morti

che vogliono apparire.

Così si fa mattina

e torna il grigio nero

a disegnare il cielo,

un giorno nuvoloso,

malgrado te,  che canti

e vuoi portarmi al mare.

E allora andiamo, amore!

Corriamo la domenica

su strade meno amare

con il perpetuo ansito

dell’asma esistenziale,

un fuoco sotto cenere

che crepita nel cuore:

Qualunque sia la meta,

dobbiamo ritornare.

 

La terrazza a tasca

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nebbia

Graziosa foschia

di una terrazza a tasca

che cerca luce

fra le tegole smosse,

emblema di speranza,

il nord che non si arrende…

Amami adesso,

in quest’alba di gesso

che trattiene la notte

sull’ali cinerine,

amami, mio vecchio,

sul letto claustrale

che geme astinenza

dalle durissime molle,

rinnova le nozze

di Filemone e Bauci

nell’infausta pianura

dei giorni più freddi…

È un hotel di passaggio,

un’ incrocio di strade,

il tempo, l’amore,

la meta, l’andare…

Acqua alta (descrizione di un sogno)

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Acqua alta

E poi quella strada strana

tutta coperta d’acqua…

Ho le gambe sommerse

il terrore di cadere

e la pace nel cuore.

Benché aneli la meta

e forse sia attesa

su una soglia di casa

e guidata per strada

dai passi di un uomo

che cammina più avanti

assieme a un bambino,

decido di tornare.

Manca poco al tramonto

e lo splendido cielo

invade i canali colando

il suo oro, il suo rosso

e il sogno d’immenso.

Ritrovare la strada

ora  è l’unico scopo.

Alzo gli occhi al cielo,

sola, vedo l’ultimo sole

e ancora una volta io spero.

A tutti i miei lettori auguro un buon solstizio d’inverno, una serena notte , per quanto lunga sia, e un ottimo inverno! Se vi va di leggere tre righe in proposito, cliccate qui 

O, vita mia, dove stai andando e fino a quando?

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portatrice d'acqua

Ho un carico di sonno

e lo porto in bilico

sopra la testa

e mi pesa e mi pesa

verso la fronte

così che pian piano

mi fa chiudere gli occhi.

Però non si può,

dormire, dicevo,

perché è fuori orario,

e così non si fa.

Mi riaccomodo il cercine

d’intrecciata pazienza,

sterpi e lembi di sogni,

poi la grande stanchezza,

in perfetto equilibrio,

per non farla cadere

e, aspettando la notte,

mi rimetto in cammino,

con il collo ben dritto,

a sbirciare la meta,

oltre un monte lontano…

Noia profonda

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noia esistenziale fumetto

Mentre mi annoio

provo rimpianto

per le ore perdute

che, se le sommo,

fanno i miei anni.

Ore di tedio,

che oggi detesto,

che implorerò in cambio

del negato domani,

alla meta del viaggio,

né mai torneranno.

Il vischioso languore

dell’estivo imbrunire,

i rumori guardinghi

di questo sobborgo

ambìto da molti

e cha a me sa di tomba,

nonostante il mare,

i confini della strada,

il muro in mattoni

della casa di fronte

che tinge di rosso

i miei falsi tramonti,

il cancello, la palma,

le mezze parole:

tutto questo mio male,

calcinaccio in rovina

di un crollo morale,

varrà quanto l’oro

se, in fondo al respiro,

non troverò il fiato

di un nuovo minuto

per potermi annoiare.

 

 

 

 

 

 

L’amazzone

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schizzo amazzoneuno

Così vicina all’inverno,

cavalco il libeccio senza sella

aggrappandomi ai crini,

giù per le valli ombrose

del destino,

senza sosta né meta,

sempre cantando.