Sogno dinastico

Il ragazzo e il faraone

Qualcosa di ferino

nel viso del faraone,

con quei suoi occhi lunghi

che guardano lontano,

la bocca, grande, molle,

che gronda di passione…

Chissà se ci è riuscito, lui,

a andare in quel suo mondo

dove godersi ancora

i banchetti col suo grano,

i lini e le sue spezie,

gli ori, gli onori e amori

che ebbe da sovrano?

Chissà se la sepoltura

col giusto orientamento,

i cartigli di preghiera

il pianto delle spose

gli ha dato vita eterna

e eterna conoscenza?

Dove è sepolto ormai

il varco temporale

che porta agli altri mondi

dove è proibito andare?

E io, che gli assomiglio,

almeno nel profilo,

che cosa dovrò fare

per essere divino?

Trasloco

esco

Sapendo di andar via,

guardo le due stradelle

che mi erano prigione

e in fondo vedo il mare,

un carcere anche lui,

fatto per trattenere…

Cerco di immaginare,

mi sforzo di provare

l’amara nostalgia

che io dovrei provare.

Come per certi lutti,

adesso come adesso,

non me ne importa niente

di tutti questi giorni

che presto svaniranno,

del vento della sera,

così sapido e algale,

come di un moribondo

che un po’ mi ha fatto male.

Ma poi verrà redento

per esser trapassato

tutto questo mio tempo

che all’ultimo io ho odiato?

Lo so, da sotto il letto,

quell’ultimo mattino,

mi sbucherà un pensiero,

ancora un po’ bambino,

mi prenderà per mano

per farmi ricordare,

ecco, sarà il suo dono,

come quel cofanetto

che avevo in sgabuzzino

e piangerò per tutto

il bello assieme al brutto,

la neve e, sotto, il grano

e la preziosità vigliacca

di ciò che, bene o male,

mai più potrà tornare.

La parola fine

pagine nel campo

Dopo aver gettato a spaglio

fecondi semi neri, i segni

che traducono i pensieri,

con lo sguardo appagato

ho visto biondeggiare un campo.

Poi le spighe si son svuotate dentro,

e si sono afflosciate al primo vento.

Dove, e perché, io mi domando,

la loro vita non ha più avuto senso?

Ora piove quasi tutti i giorni

e io ci penso. Poveri personaggi

senza colpa, affacciati per sempre

dal quattro agosto di quest’anno

a una pagina bianca, cui manca

la parola fine, la falce, il compimento

del libro e del destino!

Senza mietitura non c’è grano…

Sere a Bernate (sceneggiata)

spazzaturacon chiesa

Lunedì

umido plastica

guardo la lavagnetta

nella cucina vuota.

Che brutto se c’è vento

e la plastica vola

su e giù per tutto il campo:

bottiglie sopra il grano.

Estetici stormi

di rondini nere

solcano il latteo cielo

intorno alla tua chiesa.

Marta, adorata Marta

adesso dove sei?

Martedì

vetro alluminio

ho rotto sei bicchieri

mi son ferito un dito

e poi mangio da solo.

Penny sta poco bene

Minù sta dimagrendo,

ci manchi, Marta, amore!

Mercoledì

pattume normale

che qui si chiama il secco,

come il mio amico Fabio.

Domani c’è un incontro

del sindaco neoeletto

con tutti i cittadini.

Io credo che non vado.

Notizie non ne dai

non è normale!

Giovedì

niente pattume.

La vita mi trapassa,

scivola via di dosso

come se fosse acqua

ed io l’impermeabile.

Il rumore del frigo

trafigge il silenzio

perfetto della sera.

Dobbiamo cambiarlo.

L’unica cosa

che io so fare, adesso

è portare giù il pattume

ed è molto importante

perché d’estate puzza.

Una sera ho scordato

l’umido e la mattina

prima di andare a lavorare

son corso dietro al camion

col sacchetto di mais

colante. Che sozzura!

La rosa della corte

è ancora più fiorita.

Il ciliegio è uno splendore.

Il grano già biondeggia…

Perché non torni, amore?

Perderai la mietitura!

Venerdì

carta e umido.

Speriamo che non piova!

I giornali diventano

poltiglia grigio scura

anche il cartone è brutto

perde la forma in mano

e diventa molle molle.

Poveri spazzini,

io dico…che mestiere!

Sabato

niente pattume.

Penny ha scovato

le tue ciabatte rosa

con il leone e i fiori

le guarda e poi guaisce,

lo sai che non ti trova?

Marta, se pensi di passare

non chiedo che tu salga…

guarda verso il balcone.

Il gelsomino è cresciuto,

ha coperto tutto il muro

e profuma da morire,

da levare il respiro.

Dove sei, Marta, mio amore?

Ah, la bellezza sublime

dell’anima immortale!

Chiacchiere da preti.

Ti voglio nel mio letto

mi manca la tua pelle

e il suo profumo, amore.

Domenica

niente pattume

niente da fare.

Solo la passeggiata,

da casa al cimitero.