Oggi, ore 16 e 49, tramonto

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Già tramonta il giorno

dietro ai palazzi stanchi,

lascia i suoi cenci chiari

impigliati ai tetti aguzzi.

Che fretta ha di spogliarsi

del rosa e del corallo?

Che fretta ha di tuffarsi

tra i gridi dei gabbiani,

nell’urto delle rocce,

nel buio della notte?

Forse per lui che è eterno

il risveglio è garantito,

per noi, poveri umani,

è un dono ripetuto…

 

Lockdown – Vigilia in terrazza

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Surreale silenzio dei camini,

han legato la gola alle campane,

un cielo azzurro terso offerto

al fendente d’ala dei gabbiani.

C’è chi aspetta che il morbo finisca,

che ritorni la colomba in volo

col ramoscello verde al becco

recando nuova pace all’arca.

 

2 Novembre

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Oggi lo sento nell’aria

questo novembre di ossa,

fradicio triste colloso,

striscia sui tetti di pioggia.

Cadaveri vani di canto

sfogano i mesti gabbiani

rincorsi dal rude maestrale,

traditori immondi del mare.

Quanto lontana è l’estate!

Quasi non provo rimpianto.

Sai, mi succede ogni giorno

di non volere più niente

indietro dall’avido tempo.

Intanto sbiadiscono in cielo

le ultime stelle al mattino,

io sono svegli dall’alba

e con i miei morti in ritardo

mi giro la casa in silenzio

spazzando i fasti di ieri

con questa coperta di lana

che mi riscalda le spalle,

strappata ad un letto di sogni

che ormai chissà dove vanno.

Sabato sera con Tamara

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Aspettando

che squilli la vita,

forse una tua telefonata,

o forse le cugine,

me ne sto a spiare

il passeggio dalla finestra,

parcheggiata sul divano,

come l’auto nuova

nel garage lontano,

a preservare di me

quel poco che resta,

impolverata.

Zampettio di zampe

di gallina  sulla faccia,

fingo sia l’arguzia

a darmi l’espressione

interessante,

mentre il tempo passa,

dalla mattina alla sera,

con la gloria mesta

del tramonto e il canto

sciocco dei gabbiani

sopra la testa.

Un’ora

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Un'ora

Il silenzio mi ovatta

sempre verso le cinque

mi sigilla le nari

e mi riempie la bocca

per levarmi il respiro,

sintonia fra il sentire

ed il cielo a quest’ora.

uniforme grigiore,

punteggiato di uova

come un nido di ragno,

di corpuscoli neri,

minimali rumori:

voci in strada, gabbiani,

l’asma stanca del bus.

E le cose qui intorno

in suicidio corale

delle forme nel caos

della luce che scema

in notturna unità,

poi più niente, la mente

è la sola che resta,

solamente la mente…

Alle sei le campane.

Suoni

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cabrata animale

Passano stridendo alla finestra

rapide cabrate di paura o scherno.

Colpi d’ala e suonano le sette

invischiati nel tramonto rantolando

i rintocchi rincorrono i gabbiani…

Inverno al mare

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inverno-al-mare

Portami ancora laggiù

a dimenticarmi di me

in riva al mare.

Questa nebbia invernale

e l’amaro respiro dell’onda,

cancellando la forma,

mi faranno sparire,

niente qui resta

sulla rena sconvolta

dalla pietà delirante

del freddo maestrale.

Cammineremo le orme

dei passi passati,

calpestando ricordi,

senza poter ricordare,

compianti soltanto

dal grido dei gabbiani,

sotto il cappotto portando

la nudità del cuore stanco…

Parlando di te

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lisola-viva

E poi ti si sente

alitare il corpo

un profumo di vita

intenso di mare,

ma intorno a un’isola.

Non buttare via

Il tuo respiro di baci

che mi ossigena il cuore

aleggiando gabbiani

sui naufraghi resti

di giorni in deriva.

Tra tutti questi mali

tu sei la mia isola.

La barca stanca

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la-barca-stanca

Sono belle le città

vicino al mare

dove le vecchie barche

si fermano nei prati

a riposare

spiegando in sogno

al vento vele nuove,

fra ali di gabbiani

in bianchi voli.

 

Mattino, ore cinque e venti

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cactus pittorici con sole

La tristezza di un giardino

abbandonato estivo,

le sue piccole denutrite

rose, la sete, la gazza,

la tortora funeraria,

il fischio del merlo,

la sedia bianca

che s’appoggia al fico,

la mia quieta insonnia,

il silenzio vizzo dell’ortensia.

Oltre la siepe, il mare,

I gabbiani, i lamenti,

gli sgraziati canti…

La fioritura del cactus

addossata alla veranda.