la bella del re di Napoli

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Non so cosa sia successo

ma è stata la tua voce,

o il ricordo di te,

la foto di una piccola te,

come sei nell’anima,

catturata dal diaframma

delle tue iridi striate

viola meraviglia,

rivolte all’interno

verso, pum, pum, il cuore,

e mi sento il re di Napoli.

Un pochino più tardi,

forse la mattina dopo

esser diventato uomo,

per quanto cresciuto

sarà il coraggio da leone,

ti darò un bacio,

ti farò innamorare,

mia Lucrezia, perché io di te

sono già innamorato!

Un piccolo gesto normale

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cappuccino

A dopo bella…

la mia voce

è normale,

ma è un piccolo gesto

o il tuo sorriso

o la tua voce

che non mi da pace.

È un pochino più tardi

in questa mattina

del cappuccino

nel solito bar,

soliti noi,

solito io,

solita tu,

-questo era prima-

e ci sto ripensando

adesso e non so

che cosa è successo,

sai, la tua voce,

o quel piccolo gesto,

le spalle più strette,

o il tuo sorriso,

come una foto

di un piccolissimo

nucleo di te.

Un pochino più tardi

la mattinata

mi ha detto di no,

non sei più innamorata.

Una volta di più

mi piace di te

che non puoi mentire

e non ti dar pena,

non è stata la voce,

è stato quel bacio,

un documento d’identità,

con l’impronta distratta

di bocca gelata.

E mi ha detto di no,

non sei più innamorata.

Così se mi cerchi,

un pochino più tardi,

sono in giro intorno a me

per capire il perché.

 

La garguglia

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garguglia

Niente mi dà più sollievo,

né i miei mobili antichi,

né le foto sbiadite,

né il dondolio tarmato

dei vestiti impiccati

nell’armadio stipato.

È come una palude

di quelle che sprofondi

ad ogni incerto passo

il limo marcescente

del passato nel presente.

Non guardarmi, garguglia,

coi tuo occhi di legno

divorati dai tarli…

Sebbene sia tardi,

riuscirò a spaludarmi.

Sul limitare estremo del tramonto

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fine del tramonto

Guarda com’è finito

anche questo giorno!

Appesa al cielo

con un filo chiaro

soltanto una falena

trafitta dal rimpianto.

E l’ anima si sente

così vuota e vaga

perché non sa

nemmeno lei

cosa le manca.

Forse la tua foto

che promettesti

di mandare presto,

forse le tue parole,

forse solo il tempo

divorato dalle ore

mentre muore il sole…

Madre non so

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madre ritratto

Ho una voglia tremenda

di disegnarti

varcare i contorni

della morte

graffiando il foglio

coi tuoi rugosi contorni.

Madre non so!

Non ricordo il tuo viso

e non c’è foto,

per quanto io cerchi,

che ti ritragga

per come eri dentro

e  l’occhi azzurro

tremendo

che vedeva oltre

e noi ridevamo,

ma quello che diceva

era tutto vero…

Qualcosa di te (a mio nonno)

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un nonno

Foto di Segall & C. Piazza della Borsa, 7 TRIESTE

Sconosciuto.

Mai veduto.

Un ramo caduto

quando sua nipote

doveva ancora

sbocciare, poi fiorire

poi dar frutto.

Nonno, ho fatto tutto.

Nonno, di me tu non sai,

ma la mia carne

di te sa tutto.

Sono un riassunto

e quando ti guardo

nella foto esumata

da un tardivo album

ereditato

io mi riconosco

come non mai.