La Fenice

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Fenice

Oggi il sole

piove sulle cose

raggi gialli

lunghi molli

carezze amorose

viole odorose…

Rottame del fato

nel celeste cammino

esplosione di stella,

in frammenti d’iridio

di te fui compagna

ogni anno, d’inverno,

e d’estate e d’autunno…

E di nuovo ritorna

il cammino del tempo,

replicata ma nuova

gran spirale di rose.

Io respiro con te

dolci tiepidi giorni,

con il sole che cresce

e ci nutre di fiori,

primavera rinata

ed ancora… la vita!

 

 

Ragazzo grigio, io non so…

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ritratto del ragazzo grigio

Come baccanti di talento,

lasciamoci andare alla gioia,

i motivi per farlo ci sono,

è già giorno, il sole è risorto,

la vita ci pulsa alle vene

e il vento ci gonfia le chiome.

Non siamo antenne del fato,

il futuro ancora non c’è,

distendi al sorriso le rughe,

hai ancora tanti capelli,

sono ricci, son folti, son belli,

a memoria di un tempo che fu…

I tuoi baci mi piacciono sempre

e in fondo mi piaci anche tu.

Hammam

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hammam

Oggi vorrei versati addosso

dei linimenti caldi al mieie

e che cadessero in gocce

anche sul chiuso degli occhi

e che ovunque la penombra,

gravida di tepore d’acqua,

mi circondasse con amore.

Ungimi la nudità stanca

con la densità della speranza,

colami sui capelli, arsi dal fato,

sciolte nel caro calmo fiato,

perle preziose di tonde parole,

rotolami la vita sulla pelle,

placa con l’oriente dei profumi

l’amaro sdegno che mi brucia l’anima…

 

 

 

Lungo il lungarno

By | Poesia | 4 Comments

riccardo-controcorrente-effetto-olio-su-rame

Stai cercando il tuo vero,

ma nel posto sbagliato

e in un tempo d’inferno.

Soffocato dall’ansia

dell’afosa calura,

percorrendo il lungarno

hai perduto anche l’ombra

la tua sola compagna.

È lo zenit spietato

a privartene adesso,

se aspettassi la sera

ce l’avresti al tuo fianco

e hai l’aura di fango,

ripescata dal fiume.

Cerca ancora le piume

e ridalle al tuo cuore

per un volo nel vento

a vestirsi di cielo.

Ferma il passo straziato

dalle piaghe terrestri

e riposa la mente

sotto i biondi capelli,

o viandante del fato.

No, non c’è una risposta

per il male e l’affanno.

Come l’acqua che passa

sotto il ponte in eterno,

tutto va, poi ritorna…

Siddharta Gautama

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Budda sdraiato in pietra metallizzato

In cucina, su una mensola alta,

puntellato col gomito sacro,

si riposa il mio Buddha sdraiato.

Ah, spartire il suo nulla

e capire il senso del fato!

E con gli occhi dischiusi al nirvana

pasturare la mente all’eterno

lontanando paura e compianto.

Ma purtroppo il mio cuore di sangue

segue sempre chi amo e mi ama.

Il tempo del cardo

By | Poesia, Prosa, Senza categoria | No Comments

cardo dei lanaioli nuvole e sole

E mi restano i nodi,

da sciogliere,

non so se ce la farò,

entro questa vita.

Pettino le chiome

del mio fato

con le dita stanche

ed incontro,

come sempre

ogni mattina,

un tessuto di rasta,

impossibilmente

doloroso

da sbrogliare.

E guardo il sole,

e molte belle cose,

oltre ai ricordi,

al di là del dolore

e mi domando,

fluttuando sospesa

all’arcobaleno interiore,

se davvero vale la pena

di capire

e il cardo dei lanaioli

tarda ancora

a fiorire…

L’aria intorno a me

By | Poesia | One Comment

luna di sangue con poesia firmata

Ecco che l’aria intorno

alla mia bianca pelle

di pori sensitivi

mi crea orripilamenti

di madida paura.

Persino i miei capelli,

vere antenne del fato,

fremono spettinati

da tristi mutamenti.

Queste le mie domande:

Presto dovrò destarmi?

Sentirmi un po’ felice

è stata un’imprudenza,

un sogno dopo sbornia,

così quando mi sveglio

mi resta l’emicrania?

Gabbiani

By | Poesia | 4 Comments

gabbiani

Gabbie di gabbiani appese al cielo.

Gabbie di gabbiani ammarano

sulla cresposità dell’onda.

Sono prigionieri!

Lo senti come piangono?

Il loro grido evade

la circolarità di fiamma

dell’orizzonte all’alba.

Lo senti come piangono?

Il loro grido lima

la nebbiosa finestra

del mio sonno incostante.

Sono prigioniera!

Il risveglio umiliato

dai sudori notturni

ed i polsi costretti

dentro i ceppi dell’ansia…

I polpacci formicolano

per la voglia di andare,

le braccia si spalancano

nella mimesi del volo.

Inerte agonia isometrica

la consapevolezza del Fato!

Ogni orizzonte inscatolato

da un cielo più lontano…

Lo senti come piangono?

L’infinità senza senso

ha ingabbiato i gabbiani.