Com’è difficile cantare…

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Quando sognavo l’Islanda,

ispirata dal ghiaccio e dal fuoco,

ero soprano e usignolo

ricamando spartiti di note

così alte da far sanguinare

i più puri, rompendogli il cuore,

morire felici, rinascere ancora…

Ma ora, che il nulla ci incalza,

oscurando ogni giorno il futuro,

ora, che Dio c’è lontano,

e la mente fatica a adorarlo

e a crederlo il buono fra i buoni,

or che il ruscello è palude

e marciscono  fiori di neve

sotto i passi  incerti, smarriti

di un primavera di tisi,

ora che le messi future,

abbattute a colpi di falce

reclinano i capi delusi,

lontani da padre e da madre,

rapinati di ciò che era certo,

giovinezza, vita, bellezza,

senza conoscere amore

e papaveri e risa e l’estate,

ora non canto, non spero, non rido,

soltanto aspetto e sospiro.

Oh, com’è lontana l’Islanda,

com’è lontano il bel canto,

or che non posso sognare!

 

La morte cortese

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Questa mattina,

vidi la morte

nel corridoio,

nel corridoio

della mia casa.

Proprio là in fondo

c’era la morte,

c’era la morte

seduta sul trono.

Con le sue vesti

sovrabbondanti,

fatte di lembi

di vesti dei morti.

Più nera del nero

dell’alba d’inverno,

vidi la morte

e la vidi in trionfo.

Per andare in cucina

a farmi il caffè

avrei dovuto

passarle accanto.

Mi era parsa benigna,

e priva di fretta,

come chi viene

e poi se ne va,

ma era la morte,

la morte sul trono.

Non troppo impaurita,

mi mantenni prudente.

Tornai a letto

e adesso son qua,

piuttosto contenta

di raccontarlo.

C’era la morte

e poi se ne andò.

C’era la morte

nel corridoio,

c’era la morte

seduta  sul trono.

Vidi brillare

nel portaombrelli

della sua falce

la grande lama.

Nel portaombrelli

a forma di scarpa

vidi brillare

la grande lama.

C’era la morte,

seduta sul trono

nel corridoio

della mia casa.

C’eran la morte,

La falce, la lama…

Recò un avviso

la morte cortese,

la morte senz’arma,

seduta in maestà.

Or se n’è andata,

ma un dì tornerà,

brandirà la sua falce

e mi ucciderà.

 

Fa strane cose stasera la luna

By | Poesia | 3 Comments

Orione con la falce

Una falce di fuoco

fa fieno nel cielo

mietendo le nubi

per farle appassire

e par che si muova

con un gesto lento

guidata da mani

di invisibile eterno.

Lontana stormisce

la voce del vento…

La parola fine

By | Poesia | 9 Comments

pagine nel campo

Dopo aver gettato a spaglio

fecondi semi neri, i segni

che traducono i pensieri,

con lo sguardo appagato

ho visto biondeggiare un campo.

Poi le spighe si son svuotate dentro,

e si sono afflosciate al primo vento.

Dove, e perché, io mi domando,

la loro vita non ha più avuto senso?

Ora piove quasi tutti i giorni

e io ci penso. Poveri personaggi

senza colpa, affacciati per sempre

dal quattro agosto di quest’anno

a una pagina bianca, cui manca

la parola fine, la falce, il compimento

del libro e del destino!

Senza mietitura non c’è grano…