Questa mattina,

vidi la morte

nel corridoio,

nel corridoio

della mia casa.

Proprio là in fondo

c’era la morte,

c’era la morte

seduta sul trono.

Con le sue vesti

sovrabbondanti,

fatte di lembi

di vesti dei morti.

Più nera del nero

dell’alba d’inverno,

vidi la morte

e la vidi in trionfo.

Per andare in cucina

a farmi il caffè

avrei dovuto

passarle accanto.

Mi era parsa benigna,

e priva di fretta,

come chi viene

e poi se ne va,

ma era la morte,

la morte sul trono.

Non troppo impaurita,

mi mantenni prudente.

Tornai a letto

e adesso son qua,

piuttosto contenta

di raccontarlo.

C’era la morte

e poi se ne andò.

C’era la morte

nel corridoio,

c’era la morte

seduta  sul trono.

Vidi brillare

nel portaombrelli

della sua falce

la grande lama.

Nel portaombrelli

a forma di scarpa

vidi brillare

la grande lama.

C’era la morte,

seduta sul trono

nel corridoio

della mia casa.

C’eran la morte,

La falce, la lama…

Recò un avviso

la morte cortese,

la morte senz’arma,

seduta in maestà.

Or se n’è andata,

ma un dì tornerà,

brandirà la sua falce

e mi ucciderà.

 

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