Equinozio di primavera 2018

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Kukulkan

Kukulkan striscia
con le tue sacre spire
appari al sole

Suona il tuo tempio
dei canti degli uccelli
è primavera

In questo giorno
è tornata la vita
sacro equinozio

Per celebrare il primo giorno di primavera, dedico questa mia catena di tre Haiku alla memoria del dio Maya Kukulkan, (letteralmente “serpente piumato”) la cui ombra, in occasione dei due equinozi, evocata dal sole, striscia per alcuni istanti lungo la parete nord della splendida piramide anticamente eretta in suo onore, ora nota come El Castillo, sita nella località archeologica di Chichén Itzá (penisola dello Yucatan, Messico).
Il monumento è noto anche per i suoi effetti sonori: salendo i gradini si sente un rumore di pioggia, mentre, battendo le mani, si odono canti di uccelli (e a questo curioso fatto allude il secondo haiku.)

Buona primavera a tutti!

Naso deluso

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Fumo di rose
Più io non distinguo
l’amabile odore
della casa che un tempo
profumava di rose.
Ora non so…
Pare un olezzo
di cimitero.
I petali di te lievi,
le vesti leggere,
i pianti, i sospiri,
i canti, i sorrisi
un vento funesto
di infetti camini
e ceneri asperse
dal crematorio
dipana in volute
e disperde nel cielo.

Mattino, ore cinque e venti

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cactus pittorici con sole

La tristezza di un giardino

abbandonato estivo,

le sue piccole denutrite

rose, la sete, la gazza,

la tortora funeraria,

il fischio del merlo,

la sedia bianca

che s’appoggia al fico,

la mia quieta insonnia,

il silenzio vizzo dell’ortensia.

Oltre la siepe, il mare,

I gabbiani, i lamenti,

gli sgraziati canti…

La fioritura del cactus

addossata alla veranda.

 

 

 

Il volo

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fenicottero bianco nero

Tu che la primavera già fuggi

e il rosa fenicottero dei sogni,

tu che le piume dei tramonti

e i canti di cristallo dell’amore

in marcite di fango disperdi,

spiega il tuo volo già oggi!

Non senti, davvero non senti,

nell’aria, nelle acque, nel vento,

che il giorno del volo è già giunto

che è tempo, tempo di migrare?

La rara armonia

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Campanelli di ghiaccio

Tintinnano

campanelli di ghiaccio

sui rami invernali.

Passaggi di vento

e canti fino al cielo

e tanto di quel freddo dentro

che mai vorrei ascoltare.

Il cielo azzurro neve

non perdona

l’impurità del cuore

e vuole che nuda l’anima

qui si inginocchi

per non sprecare

la rara armonia

dell’inutile testardo

vano disilluso

ritornare.