Il pensiero

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Inerme quasi rotto il cuore

patente sui liquami dell’ora

fa imbibire le sue crepe di creta

dal grigiore ostinato del tempo,

un novembre di cracule e corvi

che fu avaro di cielo e di sole.

E così si consuma la sera,

non diversa dall’inizio del giorno,

con le sue suggestioni angolari.

Con le vesti ormai lacere d’ansia

verso spigoli acuti di muri

si suicida in eterno ritorno

il divino che c’è nel dolore

senza mai lasciarmi morire.

E mi frullano dentro gli aironi

quando grigi nel grigio dei nembi

dal canale spiccano il volo.

Non palude, non mare, non fiume,

una vena nel tempo, il pensiero.

 

Pareti

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Finestra

Certo che no!

Così facilmente

la notte non passa.

Deve morire filtrando

rigagnoli d’alba

dalle persiana.

E tu, viva carne

accanto al mio

tormentato fianco,

che respiri

e sussulti sognando,

ti devi svegliare.

Rinuncia a quei laghi

di sonno dorato

di sole in cui cadi

continuamente

dopo avermi chiesto

con voce impastata

se è tardi!

È tardi infinitamente

per la mia noia,

per l’ansia

che mi attanaglia,

per la notte svenata

in dolente agonia,

che sviene in deliquio

su queste pareti

di vita finita.

Lungo il lungarno

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riccardo-controcorrente-effetto-olio-su-rame

Stai cercando il tuo vero,

ma nel posto sbagliato

e in un tempo d’inferno.

Soffocato dall’ansia

dell’afosa calura,

percorrendo il lungarno

hai perduto anche l’ombra

la tua sola compagna.

È lo zenit spietato

a privartene adesso,

se aspettassi la sera

ce l’avresti al tuo fianco

e hai l’aura di fango,

ripescata dal fiume.

Cerca ancora le piume

e ridalle al tuo cuore

per un volo nel vento

a vestirsi di cielo.

Ferma il passo straziato

dalle piaghe terrestri

e riposa la mente

sotto i biondi capelli,

o viandante del fato.

No, non c’è una risposta

per il male e l’affanno.

Come l’acqua che passa

sotto il ponte in eterno,

tutto va, poi ritorna…

Chi vive sperando…

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l'uomo e la farfalla gigante

Una farfalla pesante

con la sua enorme spirotromba

mi sta suggendo il sangue,

metamorfosi larvale

della variopinta speranza

che, più passano i giorni,

più si trasforma in ansia.

Vivere

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il respiro firmato
Spasmodicamente

l’ansia di riempire

di vita la non vita…

La mia vita, adesso,

è solo aria respirata,

un coma esistenziale

bombola dopo bombola.

Gabbiani

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gabbiani

Gabbie di gabbiani appese al cielo.

Gabbie di gabbiani ammarano

sulla cresposità dell’onda.

Sono prigionieri!

Lo senti come piangono?

Il loro grido evade

la circolarità di fiamma

dell’orizzonte all’alba.

Lo senti come piangono?

Il loro grido lima

la nebbiosa finestra

del mio sonno incostante.

Sono prigioniera!

Il risveglio umiliato

dai sudori notturni

ed i polsi costretti

dentro i ceppi dell’ansia…

I polpacci formicolano

per la voglia di andare,

le braccia si spalancano

nella mimesi del volo.

Inerte agonia isometrica

la consapevolezza del Fato!

Ogni orizzonte inscatolato

da un cielo più lontano…

Lo senti come piangono?

L’infinità senza senso

ha ingabbiato i gabbiani.