Veglia per un peloso amico (P.G.R.)

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C’era la luna grande, quella notte a Livorno,

era sguaiata, discinta, spettinata

slabbrata sui contorni, come una donna sola

e molto disperata. Si affacciava alla soglia

di un cielo iperstellato e non so chi aspettasse,

ma aspettava.

Io zigzagavo in auto per un pastoso sonno,

in veglia per te, piccolo ladro del mio cuore,

mio cucciolotto da pochi mesi nato,

così malato da sembrare alato, come un angelo

che sta per ritornare là, donde fu mandato.

Così pregai la stella più vicina alla gran madre luna

che le dicesse all’orecchio di aspettare,

non aveva bisogno quanto me di quel tesoro,

garante della mia felicità e della stessa vita

di chi l’aveva accolto nella sua dimora.

Angelo mio per te

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notte stellata

Sono stata brava

tutto queso tempo

come una bambina

e molto ubbidiente.

Come ogni sera

si sdraia la notte

su un letto di stelle,

nera la veste,

bianca la pelle…

Anche io giaccio

e cerco di dormire

eppure non smetto

di fare quello

che mi hai detto:

“Continua a sperare!”

Come una fiamma

per te resta sveglio,

angelo mio sofferente,

il mio stanchissimo cuore,

ma è un cuore potente.

A volte il sole mi ama

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sole al tramonto personificazione

Il mare è arancione,

un letto di luce

un regalo da amante

e drappi d’oro

tutt’intorno.

Emerge dalle onde

e diventa immenso

il cielo: plaghe azzurre

e drappi densi grigi

da funerale tesi.

L’aria così liquida

di metallo fuso

da non respirare.

E musica immaginaria

di silenzio assordante.

E lui il sole liquido cuore

di luce di sangue

di angelo e carne

splendido amante

si cala nel mare.

Mi ama fin dentro

vene e anima

da farmi tremare

E prima di sparire

un attimo prima

mi guarda ancora

una volta:

Un lampo verde

sorriso carezza

e scompare.