Sa genti arrubia

fenicottero in palude

Aspettando in palude

un evento stupendo,

fenicottero stanco,

io consumo il mio tempo

nel salmastro confino

mentre migrano a stormi

da oriente a occidente

questi miseri giorni

e non cambia mai niente.

Quale colpa di madre

o mio orrendo delitto

mi ha legato le ali

perché mai io sfrecciassi

come lancia nel cielo

a ferirne l’azzurro?

Il rinculo

farfalla amputata

Un tempo mi si aprivano le ali

se solo pensavo di volare,

la polvere a colori di farfalla

mi si attaccava al dorso

e mi vestiva di splendore,

leggera, colorata, avventurosa,

impermeabile del tutto alla paura.

Ora mi avventuro per la strada

pesante come d’afa e di dolore,

la voglia di partire dentro al petto

e goffi tentativi di fuggire:

Un salto, una rincorsa, un balzo breve

e poi quel tonfo forte di rinculo

dai miei talloni fino in fondo al cuore.

La pietà del cielo

L'espansione

Stanotte volevo evadere con forza

dal mio cielo falso di cartone,

trascendere pareti e muri neri,

aprire le mie braccia oltre l’insonnia

che mi legava il corpo al letto

e all’ossessione losca dei pensieri.

Stanotte mi volevo ri-Creare,

l’anima com’era e un corpo siderale

e mi vedevo spalancare l’ali

a toccare, non so dove, quando e quanto

l’universo e la pietà di un grande cielo.

Anthurium nano

anturium nano e cielo

Come un fiore farfalla

avrei voluto un tempo

volare. Lieve la mente

e la voglia di andare,

strappare il mio stelo

sanguinar conseguenze,

senza mai temere,

rossa di ali inventate,

cielo che m’appartiene,

che poi sarebbe vento

per la portanza alare.

Ma stamattina, ormai,

io mi sento più vecchia,

come un’arpia civetta

che non ha mai volato

e grigia polverosa

di un sonno malato

e ho tanto di quel freddo

in ogni parte addosso

che brucerei nel fuoco

adesso, col cappotto

e quel che indosso sotto.