I giorni del fiorire

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Il vaso

Lasciarsi andare

come un reciso fiore,

dolcemente marcire

nel languido imbrunire

quando l’ombra

gioca con la foglia,

e la rosa si spoglia

con trepido candore

di petali macchiando

la sera e di sospiri.

Niente è per sempre,

niente che sia stato colto

ritorna in nuovo boccio

ai giorni del fiorire…

Metafore verdi o della dolce vita

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Aperitivo verde

Un aperitivo virtuoso

analcolico alla frutta

per mettermi al riparo

dal barman spiritoso

che si diverte tanto

a tagliarmi le gambe

senza nemmeno lame.

E mi arriva la cosa

al tavolino. Un’acqua verde,

torbida parecchio,

dal sapore medicale,

ma accattivante

come un tranquillante

in gocce, però in bicchiere.

Due cannucce nere.

Devo proprio bere.

Più in basso, annegato,

ma animato, si muove

uno sgraziato pezzo

di lime molto amaro

che, ad ogni sorso,

diffonde più veleno.

Forte suggo la consolazione

drenando dal fondo

uno spesso strato

di zucchero di canna.

E poi la punizione:

A bevuta finita,

mi ritrovo la lingua ustionata

dal pepe di Cayenna,

ma, se è peperoncino,

me lo dirà l’intestino.

La cameriera sparecchia

che non ho ancora finito

di ritrarre il bicchiere,

manie da pittore

senza saper disegnare…

Poi arrivi tu,

amico mio sincero,

col ciuffo di capelli nero,

gli occhiali da mistero

e il sorriso disarmante.

E smetto di pensare

a quanta simmetria

c’è fra il beverone verde

e questa vita mia.

Ramo orizzontale

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acacia

Ciondola e nell’aria si dondola

un bucato odoroso di speranze

dal ramo orizzontale dell’acacia

fiorito di lanterne d’oltremare

piegate da manine giapponesi

in fantastici origami vegetali.

L’orizzontalità che fa sognare,

assurda felicità posturale

che io provo e riprovo nel guardare

finché sento i fiori cantare.

Piccola ballata dei seneci

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seneci

Non mi riscalda

questa primavera…

Presto, datemi da bere!

Bere all’indietro

fino a quello ore,

quando i! mio sangue

si faceva miele,

la pelle chiara

spogliata del pudore,

la testa che ronzava

come un alveare

e da dentro il petto

rimbombava il cuore.

I tamburi, i tamburi,

i tamburi dell’amore,

la mollezza delle ossa

liquefatte di stupore,

gialli seneci ebbri,

recisi nel bicchiere.