La tamerice

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tamerici

Un mare inquieto

agita schiume fossili.

Ancora vento amaro

ancora una volta

travolta dall’addio.

Agitata, fragile tamerice

schiusi per te

rosei fiori precoci

eppure polverosi.

Così diversi, noi due,

qui nella vita.

Nella sua rossa polvere

a lungo calpestata,

lame di acciaio,

pozzanghere di lacrime

lucide del riverbero

di un repentino sole…

Così diversi, noi due,

qui nella via,

incrociavamo i rami,

sordi all’altrui dire:

tu, il selvaggio caprifico,

io, la tamerice.

Terre di fiori

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fiori di campo olio

Se devi andare vai,

io ti capisco tanto…

Chissà se basterà per te

tornare col pensiero

perché ben altre terre

ti si schiuderanno al passo,

terre di fiori…

e non ti mancherà più niente

di quello che anche prima

era così abbondante

da farti soffocare?

O se avrai freddo tanto,

persino accanto a un corpo

arreso, grande, caldo,

né la sua carezza,

né questa mia, di adesso,

potrebbe sola accendere

una nuova, antica aurora?

Non così, non ha senso

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alberi nella nebbia

Righe di polvere

sui nostri ricordi

e tu che ti ostini

ad allevare le tarme.

Ma non senti

che mi fai venire la tosse?

e che la notte

mi manca il respiro?

E butta via tutto!

Se vuoi continuare

ci serve il futuro

Metamorfosi all’alba

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albadisegnata

Giacerà la mia anima grande

sulle molli colline dei sogni

intrecciando le nebbie notturne

ai lucori dell’alba vicina

e splendendo di antiche speranze

piangerà nell’eterna rugiada.

La rara armonia

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Campanelli di ghiaccio

Tintinnano

campanelli di ghiaccio

sui rami invernali.

Passaggi di vento

e canti fino al cielo

e tanto di quel freddo dentro

che mai vorrei ascoltare.

Il cielo azzurro neve

non perdona

l’impurità del cuore

e vuole che nuda l’anima

qui si inginocchi

per non sprecare

la rara armonia

dell’inutile testardo

vano disilluso

ritornare.