Equinozio d’autunno e piove

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Piogge equinoziali elidono

molecole di tempo stagionali.

Che cosa c’è da celebrare?

Non certo dei caduti nei fanghi

della storia, è solamente

un notevole giorno per il sole.

Come uno scalatore in ascesa,

è giunto allo Zenit dell’equatore,

un punto notevole geograficamente

anche per l’astronomo cultore.

Per il resto, non significa niente.

Qui lo dico e qui lo nego.

Perché è un giorno importante,

è così che si avvera il destino.

Il sole si avvita come un tralcio di vite

intorno al suo palo siderale,

finché arriverà a Vega.

E la Terra trascina, che gli corre intorno

girando su se stessa, pazza trottolina.

La terra dunque ascende, ascende

mentre gira intorno alla sua stella

e su se stessa,  incurante

del suo gravido ventre umano

che s’affanna. E ci trascina.

Tutto dunque va dove deve andare,

questo è il senso equinoziale,

che è un nonsenso che ci affida

alla terribile necessità di andare.

ovvero ad un unico fato universale.

 

Lungo il lungarno

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Stai cercando il tuo vero,

ma nel posto sbagliato

e in un tempo d’inferno.

Soffocato dall’ansia

dell’afosa calura,

percorrendo il lungarno

hai perduto anche l’ombra

la tua sola compagna.

È lo zenit spietato

a privartene adesso,

se aspettassi la sera

ce l’avresti al tuo fianco

e hai l’aura di fango,

ripescata dal fiume.

Cerca ancora le piume

e ridalle al tuo cuore

per un volo nel vento

a vestirsi di cielo.

Ferma il passo straziato

dalle piaghe terrestri

e riposa la mente

sotto i biondi capelli,

o viandante del fato.

No, non c’è una risposta

per il male e l’affanno.

Come l’acqua che passa

sotto il ponte in eterno,

tutto va, poi ritorna…