Il cacatua bugiardo

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La nave del cacatua

Mentre il vicino di sopra

mi passeggia la mente

e confondo i suoi passi

con quelli morti della zia,

il passato col presente,

e mangio a colazione

biscotti magri di cartone,

bevendo un te indecente

che non contiene niente,

nemmeno un po’ d’oriente,

canta la voce del mattino,

il merlo nero nel giardino,

fischia una melodia stanziale

e io mi sento molto male.

Sono un pirata storpio

e il vecchio cacatua

che grava la mia spalla

con la sua voce chioccia

mi parla come sempre

dei viaggi che faremo

nei mari più lontani

coi soldi del tesoro

che un giorno troveremo.

Lo fa da troppi anni

e mi defeca addosso,

senza nessun decoro.

Nemmeno io lo scaccio,

non ha più dove andare,

lo sa che non gli credo,

ma mente per amore…

Grattacieli a matita

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invito al ballo

Ed al resto del mondo

non è dato sapere

quanto un tempo

ci amammo

né dove né quando…

Mi invitavi a danzare

eravamo in cucina

affacciati sui cieli

di quei viaggi futuri

che ora so che mai feci.

Solo un quadro tracciato

dove ancora mi guardi

e trafiggi il mio petto

che già anela sfiorarti

e New York che ci spia,

grattacieli a matita,

non ci resta nient’altro…

 

L’Ungheria

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nuvolaungheria

Parlavamo di sogni…

Quanto a me, se sapessi

che manca poco a finire,

non cercherei nuovi affanni,

né mete, né viaggi

da compiere prima.

Ho già abbastanza ricordi

per gli ultimi giorni,

perché ogni memoria

si estingue con la vita.

Nemmeno la tua mente,

così pietosa e pura,

potrebbe contenere,

come erede, la mia.

Ma, per quanto grande

è la speranza,

caro amico e figlio,

andiamo in Ungheria…