Per la strada

Per la strada

Lo snodarsi virtuoso

fra la vita e la morte

del cammino assegnato

senza mai sostare

alla taverna dell’orco

per ballare e ballare…

La linda casetta,

il bucato e l’arrosto,

ogni cosa al suo posto

e una noia mortale.

Bisogna cambiare,

saltare nel fosso,

senza vestiti addosso,

rotolarsi nel fango

e cantare, cantare…

La garguglia

garguglia

Niente mi dà più sollievo,

né i miei mobili antichi,

né le foto sbiadite,

né il dondolio tarmato

dei vestiti impiccati

nell’armadio stipato.

È come una palude

di quelle che sprofondi

ad ogni incerto passo

il limo marcescente

del passato nel presente.

Non guardarmi, garguglia,

coi tuo occhi di legno

divorati dai tarli…

Sebbene sia tardi,

riuscirò a spaludarmi.

Lamento di una tomba (ossianicamente…)

tomba

Quando la mia faccia

sarà una o slabbrata

con narici da clown triste

e occhi tondi spaventati

Quando la pietà del marmo

negherà al tuo chiaro sguardo

il mio sembiante disarticolato

di marionetta troppo magra

che nei vestiti larghi e stinti

esegue danze senza tempo

sulla solenne musica del vento

Quando dai nostri incontri

non privi di passioni

secernerai soltanto lacrime,

feconde di recise rose e viole

Quando mi mancheranno voce,

ispirazione, estro, sensi e tempo,

per convincerti ad amarmi,

allora mi vorrai, ma sarà tardi.