All’amico sensitivo

L'appeso

Lo so che non vuoi

farmi i tarocchi

e un po’ lo capisco:

Vedere è rischioso.

Ma se tu immaginassi

quanto mi affanna

quest’allerta continua

che sento da giorni,

scioglieresti la lingua

al tuo mazzo di carte

che umili da anni

in fondo a un cassetto.

Ho un groviglio di rovi

in un angolo scuro,

dentro un antro del cuore.

Ho paura ogni giorno,

poi, di notte, terrore

e tu, caro amico,

hai lo stesso talento

che aveva mia nonna,

da te saprei tutto,

nel bene e nel male…

Panorama

Aquila

Un piccolo scorcio,

un punto di vista,

lo sai, quando una strada

si arrampica lungo un crinale

e poi dopo una curva ti fermi

e ti pare di poter vedere da lì

tutto il resto del mondo?

E c’è vento e c’è il sole

e se solo ti sporgessi

sai che potresti volare

però un poco hai paura,

anche di guardare?

Teso intanto è il giro

di un’aquila sulla tua testa

l’ala quasi ti sfiora,

così vicina alla vetta

e sai che è una mattina

perfetta e che niente

di così grande e potente

potrà mai ritornare,

riesci a immaginare?

Ecco, così è stato quel giorno

pazza incosciente

profeticamente

ho iniziato il futuro

senza sapere niente…

 

 

 

Neve a Livorno

come nevica
La città alitava
fiati di neve,
la sentivamo fioca
da dentro la casa.
Già sapevamo,
ma volemmo, indiscreti,
vedere.
Con bocche di persiane
gustammo
il bianco spesso del cielo
e la notte, lì,
liquefatta, discinta,
le vesti slacciate,
sorprendemmo
con gli occhi gialli
dei lampioni
e le carezze arancioni
lascive del parcheggio
deserto (il bar era chiuso.)
Poi ritornammo a letto
contenti

Il tempo del silenzio

medusariomarino

Violare il silenzio del cuore

fa quasi paura. Non sento

non penso, nulla mi trema

dentro. Non sto né male,

né bene, solo questo silenzio.

Di te così lontano nel tempo

non mi arriva più niente,

solo un senso ostinato

di freddo. Forse sei morto.

E non ho desideri, né sogni,

e non voglio partire, vedere

paesi nuovi, conoscere cose.

Mi sta bene la bolla di muco

rappreso che mi è nata intorno,

il nido per la stanchezza

di volere sempre. Tentacoli

di medusa mi spunteranno

o forse metamorficamente

sarò una tilllandsia e vivrò

d’aria cantando cantando…

Quanto basta

il sole al tramonto

Per averti amato

quanto basta

per morirne

e risorgere

dopo chissà quanti anni

obbligata

dall’assurdità del corpo

che, per quanto magro,

se ne restava in vita,

io ringrazio

non te,

che te ne andasti,

codardamente,

ma quel dio

pagano dei tramonti

che mi ha donato

occhi tristi

per vedere cose

che mai

altrimenti

avrei veduto

oltre l’ovvietà

di questi giorni

e, da allora,

per sua immensa grazia

compensativa,

un’intensità di

ogni mio sentire

sempre

così che ogni droga

è acqua di fonte.