Grigio piombo

Beuta con cielo di piombo

Oggi mi è entrato dentro

tutto il piombo che colava

dalle nuvole del cielo

piombo scuro spesso fuso

che mi ha fuso i neuroni.

E tutti a farmi la diagnosi

di una brutta depressione.

Quale depressione?

Ho lavorato tutto il giorno

come un cane, esigo il diritto

di sentirmi uno straccio

e, siccome ultimamente

mi sono capitate tante cose

non dico brutte, dico disgustose,

se percepisco un movimento

come di tempesta intorno

e un inspiegabile tormento,

chiedo pietà a lorsignori

improvvisati dottori

e il permesso di tenermi

stretto il mio turbamento,

caso mai si trattasse

di un avvertimento…

Volcano

Volcano

Quando fa brutto tempo

muto il color grigio pietra,

almeno nella parte di me

che sta molto dentro,

vicino al cuore di lava,

e gemito in rosso esondando.

E siccome non mi è concesso

manifestare la rabbia,

fingo di adattarmi,

irrigidisco la faccia

nel manifesto scontento,

rocciosa creatura di lava

scolpita dall’effusivo tormento.

I tre giorni di libeccio che vinsero la mia resilienza

libeccio

Dicono che quando il tempo

passa da una stagione all’altra

chi di solito soffre il vivere a vita

senta ancora più forte il gravame

della sua lunga condanna a morte.

Io non so se sono malata, ma il vento,

quello lungo dei tre giorni di tormento,

che porta in grembo il mutamento,

mi scaglia l’anima sui cornicioni

e la sfida ad affacciarsi, poveretta,

alla profondità degli orizzonti.

Intanto fa fuggire dalla stia dorata

un’implume voglia di vittoria armata

e mi lascia vuota sola disperata.

Aspettando il Libeccio

an-escape-from-a-situation

Si è aperta ufficialmente

la stagione delle piogge

e finirà settembre,

quando verrà il Libeccio,

e tre giorni d’inferno,

qui, come sempre,

a cancellare tutto,

che, a volte, cara gente,

è meglio che niente.

Meglio di un’estate

non calda, ma snervante,

un tempo senza tempo,

dove non c’era tempo

nemmeno per il mare,

ma solo un gran tormento.

Festa a sorpresa

Brucia strega

Un vero tormento della vita

è programmare,

quando la giornata è finita

affollare il domani

fino a farlo scoppiare,

dal poco, l’igiene personale,

-mi lavo prima i denti

o prima faccio il bagno?-

a quello che succederà

al mio funerale.

Io voglio che nessuno pianga

e cibo e vino, in abbondanza

e abiti stracciati dal dolore,

come imporrà la circostanza.

Sarà la mia festa a sorpresa,

talmente sorprendente

che mi sorprenderà

protagonista assente.

Il tuo ritratto

il tuo ritratto

Mi dispongo a ritrarti

mi arrabatto arrangiando

le dita in tormento.

Perché io son così:

scolpisco  la carta

con il mio movimento.

Trascinando nel bianco

il nero inchiostro, lo diluisco

e, mescolando, piallo il livello

fino a quando ne sorge

qualcosa di bello:

uno zigomo stanco

il tuo occhio da rospo,

ed il naso rapace

alle soglie del fosco

sorriso tuo amaro

con le pieghe di scuro

che ci ghigna sul grugno

quanto un tempo hai sofferto.

Inquietante (giù il velo)

amanti

Per fortuna c’è Facebook

-per noi sei importante-

che, come una macchina del tempo,

mi ricicla i ricordi.

Inquietante.

E tu dove sei,

caro amico di un tempo,

che parlavi parole di carne?

Ho provato a chiamarti

e ti ho trovato disperso

nei tuoi vizi recenti…

E tu, mio legame di sangue,

non potresti fermare

la giostra di Alice,

mio coniglio bianco,

e scendere, per un momento,

e scoprire che il mondo

gira con un tempo diverso

che, vedrai, non ritorna?

Un giorno, per noi, sarà tardi…

Per fortuna c’è Facebook,

dove accarezzare le facce,

e la sua indiscreta finestra

dove, ogni tanto, affacciarci

e gridare all’anonimo mondo,

a tutti, a nessuno, il nostro tormento!