Gabbiani all’alba

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Gabbiani all'alba

Cielo scuro a oriente,

scuro malgrado noi…

Come gabbiani in volo

fendiamo questa vita

con lembi d’alba addosso

e battiti del cuore.

Dove vorresti andare

per perderti con me?

La casa non ci basta,

dolce confino ai sogni,

né il mare di città.

Non voglio più parlare

a gente senza nome

tanto per non morire

con le parole in gola

e quel tormento dolce

che aumenta con le ore,

quando la sera aspetto

perché finisca il giorno

e poi la maledico

perché mi accorcia ancora

il tempo che mi resta,

non voglio più provare.

Forse direbbe il saggio,

che ancora non conosco:

“E allora fai qualcosa!”

E tu che cosa pensi,

tu con gli occhietti scuri,

che mi saltelli attorno,

vorresti tu volare

lontano, ma lontano,

ai limiti del giorno,

vorresti tu trovare

quelle ore tinte in rosso

di cui hai pieno il cuore?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Miei cari mamma e babbo, dovunque siate voi…

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Castello marcondiro di notte firmato

Tanto tormento

mi danno questi sogni,

così che le mie notti

non sono mai rimedio

alla ferinità dei giorni.

E quel pensiero ingenuo

che mi fa quasi esclamare:

“Che bello, si fa sera!”

al buio si tramuta

in un affanno estremo

e guardo, ad ogni ora,

il tempo che mi manca

al sorgere del sole.

La qualità efferata

di squallidi ospedali,

gli inseguimenti a morte

di perfidi assassini

e pazzi squilibrati

e io che scappo sempre,

e sempre al buio pesto,

su strade di montagna

e in fondo urla il mare,

e ancora e ancora torno

a farmi torturare…

Miei cari babbo e mamma,

sapete dirmi adesso

dov’è quel dolce sonno

che si promette ai bimbi,

cantando con dolcezza,

canzoni per cullare,

con fonti al latte e miele,

e pomi tutti d’oro,

palazzi principeschi

e splendidi domani?

L’immagine che ho creato per illustrare  la mia poesia intende essere un modesto, ma sincero omaggio all’ artista  Vittorio Accornero

 

Grigio piombo

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Beuta con cielo di piombo

Oggi mi è entrato dentro

tutto il piombo che colava

dalle nuvole del cielo

piombo scuro spesso fuso

che mi ha fuso i neuroni.

E tutti a farmi la diagnosi

di una brutta depressione.

Quale depressione?

Ho lavorato tutto il giorno

come un cane, esigo il diritto

di sentirmi uno straccio

e, siccome ultimamente

mi sono capitate tante cose

non dico brutte, dico disgustose,

se percepisco un movimento

come di tempesta intorno

e un inspiegabile tormento,

chiedo pietà a lorsignori

improvvisati dottori

e il permesso di tenermi

stretto il mio turbamento,

caso mai si trattasse

di un avvertimento…

Volcano

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Volcano

Quando fa brutto tempo

muto il color grigio pietra,

almeno nella parte di me

che sta molto dentro,

vicino al cuore di lava,

e gemito in rosso esondando.

E siccome non mi è concesso

manifestare la rabbia,

fingo di adattarmi,

irrigidisco la faccia

nel manifesto scontento,

rocciosa creatura di lava

scolpita dall’effusivo tormento.

I tre giorni di libeccio che vinsero la mia resilienza

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libeccio

Dicono che quando il tempo

passa da una stagione all’altra

chi di solito soffre il vivere a vita

senta ancora più forte il gravame

della sua lunga condanna a morte.

Io non so se sono malata, ma il vento,

quello lungo dei tre giorni di tormento,

che porta in grembo il mutamento,

mi scaglia l’anima sui cornicioni

e la sfida ad affacciarsi, poveretta,

alla profondità degli orizzonti.

Intanto fa fuggire dalla stia dorata

un’implume voglia di vittoria armata

e mi lascia vuota sola disperata.

Aspettando il Libeccio

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an-escape-from-a-situation

Si è aperta ufficialmente

la stagione delle piogge

e finirà settembre,

quando verrà il Libeccio,

e tre giorni d’inferno,

qui, come sempre,

a cancellare tutto,

che, a volte, cara gente,

è meglio che niente.

Meglio di un’estate

non calda, ma snervante,

un tempo senza tempo,

dove non c’era tempo

nemmeno per il mare,

ma solo un gran tormento.

Festa a sorpresa

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Brucia strega

Un vero tormento della vita

è programmare,

quando la giornata è finita

affollare il domani

fino a farlo scoppiare,

dal poco, l’igiene personale,

-mi lavo prima i denti

o prima faccio il bagno?-

a quello che succederà

al mio funerale.

Io voglio che nessuno pianga

e cibo e vino, in abbondanza

e abiti stracciati dal dolore,

come imporrà la circostanza.

Sarà la mia festa a sorpresa,

talmente sorprendente

che mi sorprenderà

protagonista assente.

Il tuo ritratto

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il tuo ritratto

Mi dispongo a ritrarti

mi arrabatto arrangiando

le dita in tormento.

Perché io son così:

scolpisco  la carta

con il mio movimento.

Trascinando nel bianco

il nero inchiostro, lo diluisco

e, mescolando, piallo il livello

fino a quando ne sorge

qualcosa di bello:

uno zigomo stanco

il tuo occhio da rospo,

ed il naso rapace

alle soglie del fosco

sorriso tuo amaro

con le pieghe di scuro

che ci ghigna sul grugno

quanto un tempo hai sofferto.

Inquietante (giù il velo)

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amanti

Per fortuna c’è Facebook

-per noi sei importante-

che, come una macchina del tempo,

mi ricicla i ricordi.

Inquietante.

E tu dove sei,

caro amico di un tempo,

che parlavi parole di carne?

Ho provato a chiamarti

e ti ho trovato disperso

nei tuoi vizi recenti…

E tu, mio legame di sangue,

non potresti fermare

la giostra di Alice,

mio coniglio bianco,

e scendere, per un momento,

e scoprire che il mondo

gira con un tempo diverso

che, vedrai, non ritorna?

Un giorno, per noi, sarà tardi…

Per fortuna c’è Facebook,

dove accarezzare le facce,

e la sua indiscreta finestra

dove, ogni tanto, affacciarci

e gridare all’anonimo mondo,

a tutti, a nessuno, il nostro tormento!

Il vento della mia strada

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vicolo del vento

Eccolo, è lui…

Da un muro all’altro

si lancia di notte

zigzagando la strada

per provocarsi tormento

e poter ululare.

Io lo conosco bene,

il vento,

ha sulle spalle

un mantello pesante

che spazza l’asfalto

e tutto raccoglie,

barattoli, carte, foglie

conglomerati di sporca

disperazione.

E grida il suo pianto

sibilando serpenti,

percuotendosi il petto

fino farlo suonare.

Corre impetuoso

nella gola di case,

un battito forte

di stanchi stivali,

poi apre le braccia

e riprende a volare.