La città della solitudine

cappotto in città

Lo so io quanto pesa sulle spalle

questo cappotto che mi trascina via

prendendo vento dalla mia tristezza,

perpetuo inverno della vita mia.

La sola cosa che so fare adesso

è camminare silente in afasia.

La strada è lunga e molto solitaria,

a quanto pare il sole è artificiale,

solo grappoli di luci senza festa

e silenzi dell’anima e del cuore,

neve del tempo, ricordi, nostalgia…

Tornerai

e vai e vai

E vai e vai …

il tuo curvo esitare

sulla soglia ostinata

di un bacio non dato

e che sarà mai?

Nemmeno un ciao.

Io, le mie spalle,

la vestaglia gettata

sull’indisposizione

del mio restare.

Anche questo

è star male.

E che sarà mai?

Tornerai, tornerai!

Disarmante

sera di strada

La sera che scende

quando proprio non sei pronto

e ti sorprende a bocca aperta,

come se fossi stato tu

ad ingoiare il dolce amaro giorno,

come un serpente.

E incontri il vicino di casa,

gli racconti che ti sei rotto un dito

e ti risponde sorridendo:

“Non ti fai mancare niente”

e la stanchezza ti pesa e ti punge

sulle spalle come una gualdrappa

di quella vecchia cavalla

che forse sei tu col tuo sorriso grande

tutto denti e vorresti gridare

al sole di tornare. Disarmante.

Il mio tabarro

Il tabarro

Manto azzurro

invernale

denso liquefatto

un po’ nube

un po’ ghiaccio

un po’ latte,

sulle spalle

del tempo

a coprire

i miei giorni

così uguali

da quando

un altro mantello

pesante,

un tabarro,

mi avvolge,

il senso di morte

che incombe.