Com’è difficile cantare…

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Quando sognavo l’Islanda,

ispirata dal ghiaccio e dal fuoco,

ero soprano e usignolo

ricamando spartiti di note

così alte da far sanguinare

i più puri, rompendogli il cuore,

morire felici, rinascere ancora…

Ma ora, che il nulla ci incalza,

oscurando ogni giorno il futuro,

ora, che Dio c’è lontano,

e la mente fatica a adorarlo

e a crederlo il buono fra i buoni,

or che il ruscello è palude

e marciscono  fiori di neve

sotto i passi  incerti, smarriti

di un primavera di tisi,

ora che le messi future,

abbattute a colpi di falce

reclinano i capi delusi,

lontani da padre e da madre,

rapinati di ciò che era certo,

giovinezza, vita, bellezza,

senza conoscere amore

e papaveri e risa e l’estate,

ora non canto, non spero, non rido,

soltanto aspetto e sospiro.

Oh, com’è lontana l’Islanda,

com’è lontano il bel canto,

or che non posso sognare!

 

Ombra

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Quando galleggerò

come un vaso al tramonto,

ombra perduta nel grigio di un muro,

portando con me come anima il sole,

io non sarò se non nei tuoi occhi,

muto riflesso di un tempo finito,

sarò un tuo sospiro, un rimpianto,

un pensiero…

 

 

Oggi al supermercato

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collant tatuato all'ipercoop

Un’ autoreggente tatuata

su una gamba ben fatta,

tu, un inebetito sorriso.

Passava sprezzante

la ragazza platinata.

Io, dietro al carrello,

un lungo sospiro…

L’ora oltre

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Tu fosti

Chissà che in quest’ora molto inquieta

tu non venga accanto a me per poco,

il tempo per le labbra di sfiorarsi,

raccontarsi la vita in un sospiro

e poi tornare, ognuno, nel suo mondo

e, quel che è peggio, amore antico,

nel suo tempo, gementi, come larve,

di inutile dolore e di rimpianto.

Tu fosti. Sono ancora e in me ti vivo…

Esercizio di insonnia

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insonnia firmato

Luce accesa

Mi duole il cuore,

mano aperta sul petto

per dimostrare.

Un solo occhio aperto

mi guardi dubbioso,

ciclope irritante.

Dormire, dormire!

Luce spenta

Cataratte di ragnatele

ricoprono i vasti

soffitti della stanza

(quattro metri per quattro)

luce che filtra,

persiana bilenca,

occhi stanchi.

Ovunque pendono

funamboliche funi

e drappi di insonnia

per farmi scendere

da quest’ora infame

(le tre meno un quarto)

al non tempo del sonno,

ma adesso non posso.

Vorrei amarti ancóra,

ancorarmi alla boa

del tuo abbraccio possente.

Ma la tua schiena

mi sdraia contro

un silenzio indifferente.

Il tuo respiro parlato,

molto meno di un ronfo

e poco più di un sospiro,

si lega al mio fiato

così intimamente.

Catturo il tuo braccio inerte

e me lo drappeggio intorno

ancorandomi ancóra a te,

solo io consenziente.

Così non posso fuggire,

perché, se a volte il troppo

non sembra abbastanza,

certe notti ti accorgi

che il poco basta e avanza.

Luce naturale dell’alba


 

 

 

 

 

 

La donna stella (morire d’amore)

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la donnastella

Un letto d’amore

appeso alla luna

e dentro un donna

che invoca il tuo nome.

Ha freddo nel corpo

la donna del letto,

non è colpa del vento

se trema piangendo.

Tu sogni di andare

fin dentro al suo cielo

saltare nel letto,

cullare la donna

soffocare coi baci

ogni sospiro…

Ma svegliati, uomo,

la donna del letto

è solo una stella

lontana, che muore.