Babbino scheletrino

Giorgiasma ciano e stelle

Non credevo si potesse…

Stanotte ho sognato

tanta sofferenza,

la sofferenza in persona.

Certo era mio padre,

appariva confuso,

umiliato da tanto parlare.

Aveva fatto cose da vecchio,

senza capire,

ed era stato sgridato.

Tanto.

E aveva cominciato

a impallidire sulla fronte

e a riempirsi di sudore.

Non si difendeva,

restava in silenzio,

e intanto, dimagriva,

così, a vista d’occhio.

Me lo prendevo fra la braccia,

quel mucchietto d’ossa,

che non pesava niente.

Parlandogli di sport,

cercavo di distrarlo,

lo accarezzavo piano,

come si fa con i bambini

e lo sdraiavo sul letto,

povero scheletrino

che pareva vivo!

Chissà perché, babbino mio,

sei  tornato dai morti

e in quella condizione,

chissà che cosa

mi volevi dire…

Si fa tardi, farfalla serotina

farfalla stanca

E adesso cosa fai,

polvere di farfalla

i sogni le speranze

e nessuno che ci crede?

Lo vedi come sei ridotta,

le ali tutte a buchi

i pigmenti spenti,

i voli raso terra

derisi tormentati?

Urlerò demenziale

se non posso andar via,

dibattendomi piano

nel grigiore autunnale,

poi un tumulo grigio

che continua a sognare…

Strudel di mele

converasazione
Non so cosa faremo

per la mancata

coincidenza

dei nostri giorni neri,

pensier  tristi

e cose affini.

Sarebbe un sogno

mescolare l’amaro

di pianti diversi

e, comunque,

capirsi!

Quando faccio

lo strudel di mele,

penso a mia madre

che con quel dolce

mi curava

il raffreddore.

Forse dovrei

io sperare

che quel tuo ridere

che a volte fa male

per essere così

maledettamente

fuori dal mio tempo

del dolore,

abbia lo stesso potere?

E tu, che te ne fai

del mio ostinato sole

quando dentro di te

c’è il fortunale?

Io, per guarirti,

ti porto sul mare

a passeggiare

e inquino la tua rabbia

con le mie parole vane,

semplicemente

perché, di notte,

tendo a sognare…

 

Alto lignaggio (poesia dove si tratta della nobiltà d’animo)

portone

E continuavo a sognare

benché rimanessero chiusi

tutte le porte e portoni

cui provavo a bussare

lungamente attratta

dalla vernice copale

e dalle bronzee targhette

con fini incisioni corsive:

Qui abita Pace, o Giustizia,

o umano Rispetto

o onesto Lavoro.

Adesso io resto seduta

sul basso gradino

del marciapiedi di strada,

tesa la mano a mendicare,

e ci sto pure assai male,

la nobiltà devastata

rivestita di stracci,

la mia fierezza distrutta

dall’impossibilità di parlare…

Il nostro bar a Tirrenia

il nostro bar

Non è che ci diciamo

grandi cose,

anzi, certe volte

tu leggi il giornale,

io no, perché la guerra

mi fa male.

Due macchiati tutti i giorni,

il nostro angolo al bar.

Siamo molto diversi, noi due,

io salato, tu dolce.

Poi, di comune accordo,

tentiamo la sorte:

un gratta e vinci

per continuare a sognare.

È amore questo?

Non diciamo parole,

dopo chissà quanti anni…

E un tempo, fu amore?

Ma che cosa ci importa?

L’aria è fresca, serena.

Facciamo due passi

lungo il mare…