Birra amara

Birra amara

Bere la birra

per dimenticare…

Dimenticare la birra

per salvare i ricordi…

Non so cosa fare.

Infernale la vita

senza i tuoi sorsi

di freschissimo amore,

sete di ricordi,

di quest’ultima estate

di sabbia e risate di sole…

Ma che cosa ti ho fatto

per indurti a partire

e avvelenarmi la vita

da qui agli ultimi giorni?

Altrettanta l’urgenza

di dimenticare…

Portami svelto una birra,

che sia alta di spuma,

come la rabbia del mare,

che graffia gli scogli

in questo gelido inverno,

(a me è toccato restare.)

Portami svelto una birra,

prima che io muoia

lungo stecchito disteso

sotto questo misero tavolo

bara della mia solitudine,

portami svelto una birra,

oste della malora!

La cerimonia

cerimonia-grande

Fu cerimonia grande

per quanto ci aperse

il cuore. Così da vedere

fremiti di lacrime vere

sotto i cappellini agitati

delle orpellate dame.

Fra il frusciante profumo

delle sete fiorite

il suono sommesso

di promesse scambiate

suonava nel vento

di musiche antiche,

su navate di eterno

si posava l’amore

palpitante di piume

dopo il volo nuziale…

Il vascello

La polena.jpg

Hai visto, tu, nostromo,

com’è passato luglio,

con tutti quei progetti

da ricondurre in porto

fendendo il mare piatto

dell’afa cittadina

nel sole color rame

ed il sargasso infido

di certe ostilità?

Qualcosa è sistemato

qualcosa ancor manca,

noi misuriamo il tempo

sulle provviste d’acqua

e sulla resistenza

a fame, caldo e sete,

poi, verso settembre,

il vento muterà…

Occhi azzurri

bimba in cornice

Ho le labbra secche

di un’insaziabile sete

d’amore e di cose.

Voglio viaggiare

sentimenti nuovi,

trovare l’innocenza

dei tuoi occhi

bambini

e mari chiari.

Però mai più

devo piangere

quando sento clic

il rumore di ferro

del cancello clic

che si chiude

alle mie spalle

quando giunge

il tempo di partire.

Fa parte della vita,

ha detto un saggio,

giorno dopo giorno,

che tu cresca,

Annasofia,

e che io invecchi

sognando di tornare.

Mattino, ore cinque e venti

cactus pittorici con sole

La tristezza di un giardino

abbandonato estivo,

le sue piccole denutrite

rose, la sete, la gazza,

la tortora funeraria,

il fischio del merlo,

la sedia bianca

che s’appoggia al fico,

la mia quieta insonnia,

il silenzio vizzo dell’ortensia.

Oltre la siepe, il mare,

I gabbiani, i lamenti,

gli sgraziati canti…

La fioritura del cactus

addossata alla veranda.

 

 

 

Sete

rosazzafonteuno

Quando vengo da te

col cuore assetato

e la gola riarsa

dal deserto dei giorni,

quando la voce manca

per raccontare,

quando un bicchiere

d’acqua fresca

sarebbe abbastanza

per ricominciare,

quando una mano gentile

che sfiora la fronte

mi farebbe guarire,

da oggi lo so,

tu non sei la mia fonte.