Stagioni

Ibisco

Io dissi:

“Finalmente le rose!”

E fu primavera,

un sospiro di vento,

la pioggia più dolce,

e la speranza,

breve a fiorire,

petali sul cuore…

Poi dissi,

affacciata alla notte:

“Come è calda

la sera!”

Ed ecco l’estate

che brucia da sola,

per l’incapacità

di commozione,

e l’aridità del cielo.

Non piove,

riarso è il giardino,

le crepe sul cuore,

il viola dell’ibiscus,

fiore da funerale…

L’uovo di pasqua (sorpresa)

Angelo pasquale

Si aprono sguardi di rose

sugli intrecci di pruni in aprile,

come un’ala di rondine azzurra

ci sorvola il cielo vernale,

una brezza ingannevole e dolce

soffia venti di pace e d’amore,

ma le crepe del mondo disvela

e il suo cuore di sangue e d’orrore.

Giardino d’inverno

bosco-nudo

Anche oggi la solitudine

m’affama d’amore

e tanto più il silenzio

scava solchi nel mio cuore

quanto più il frigido inverno

tacita e spoglia le aiuole,

non più trilli né rose odorose,

ma caduta di foglie,

di speranze, di voglie,

così che il sogno di andare

diventa mendace chimera,

resterò qui, aspettando la sera…

(Non so mai se pregare

che non cambi più niente

o che qualcosa si muova.)

Le parole della sera

e fu la sera a parlare

E fu la sera a parlare

… Un rampichìo

di spine e di rose

su un raggio di sole,

mentre il verde

intrecciarsi dei rami

sul ruvido muro

trascolorava già in nero

e il vento sbadigliato

e lento di primavera

mi portava il lamento

cremoso di un petalo

caduto, un gemito

di piuma e il vagito

di un nuovo bocciolo…

 

 

Mattino, ore cinque e venti

cactus pittorici con sole

La tristezza di un giardino

abbandonato estivo,

le sue piccole denutrite

rose, la sete, la gazza,

la tortora funeraria,

il fischio del merlo,

la sedia bianca

che s’appoggia al fico,

la mia quieta insonnia,

il silenzio vizzo dell’ortensia.

Oltre la siepe, il mare,

I gabbiani, i lamenti,

gli sgraziati canti…

La fioritura del cactus

addossata alla veranda.