Domenica

sequitur se ipse

Tu, nell’inquieta notte,

sognando di lottare,

agiti le mani in aria

e io te le imprigiono

e penso a Don Chisciotte,

l’eroe dei sognatori.

Poi cerco il sonno invano,

perduta la mia strada

fra giochi di parole

e trucchi  per dormire,

le rime, gli anagrammi,

ogni follia palindroma

e i volti dei miei morti

che vogliono apparire.

Così si fa mattina

e torna il grigio nero

a disegnare il cielo,

un giorno nuvoloso,

malgrado te,  che canti

e vuoi portarmi al mare.

E allora andiamo, amore!

Corriamo la domenica

su strade meno amare

con il perpetuo ansito

dell’asma esistenziale,

un fuoco sotto cenere

che crepita nel cuore:

Qualunque sia la meta,

dobbiamo ritornare.

 

Ore 18

campanaro

Però stasera non è male

che il sole del tramonto

non si veda. Certe volte

porta pace al cuore

il grigiore delle nuvole

nel cielo. Uniformità

degli astri e del sentire,

malinconica realtà

del divenire e tu,

mio caro, caro amore,

tu,  che a prima sera,

pentito, mi sorridi,

appeso al dondolio

del tuo umor nero,

come fossero rintocchi

di campane la fluidità

di questo tuo lasciarmi

e il ritornare…

Panorama

Aquila

Un piccolo scorcio,

un punto di vista,

lo sai, quando una strada

si arrampica lungo un crinale

e poi dopo una curva ti fermi

e ti pare di poter vedere da lì

tutto il resto del mondo?

E c’è vento e c’è il sole

e se solo ti sporgessi

sai che potresti volare

però un poco hai paura,

anche di guardare?

Teso intanto è il giro

di un’aquila sulla tua testa

l’ala quasi ti sfiora,

così vicina alla vetta

e sai che è una mattina

perfetta e che niente

di così grande e potente

potrà mai ritornare,

riesci a immaginare?

Ecco, così è stato quel giorno

pazza incosciente

profeticamente

ho iniziato il futuro

senza sapere niente…

 

 

 

Ieri il tramonto

tramonto-doppio

Ieri il tramonto

versava zaffiri sull’acqua

e lava lucente

sulla cresta dell’onda,

tanto bello, sapessi,

che si restava a guardare,

non io sola, ma tanti,

compagni casuali

in uno stordimento

da fumeria d’oppio,

e ti sentivi lento,

ma contento

e avevi voglia di cantare,

come se il sangue

ti si fosse sciolto

nel rumore del mare,

ecco che cos’era

quel roseo schiumare,

un anemico sdilinquimento

senza dolore, un dolce morire,

e non sapere, mio caro,

se saprai ritornare…

 

 

 

Ballatetta per il mio paese

guido-in-cornice

Perch’i’ no spero di sfuggir giammai

ballatetta, a Toscana,

soddisfa la mia brama:

canta nei versi almeno

di quel bel luogo ameno

che mi nutriv’il core.

Tu canterai singulti di ruscelli

vividi guizzi e gracidii di rane,

e trilli mattinali degl’uccelli

passi leggeri, tocchi di campane

e scampanii di mandrie più lontane.

Ché tu non giunga odiosa

giova codesta chiosa:

giammai mi fu sgradito,

sul tosco mar, il sito

dell’esuli mie ore.

Io spero, ballatetta, che la sorte

non computi la vita che mi tocca

dagli anni già vissuti, né alla morte

mi consegni anzitempo, né alla bocca

cavi ‘l respir e al cor la speme sciocca

di tornare sui prati

un tempo calpestati

nei giochi di fanciulla

che danza e si trastulla

ignara del dolore.

Deh, ballatetta mia, a la tua pietade

affido il sogno mio di ritornare,

viva, io spero, o di fuggir dall’Ade

e al mio paese con l’anima restare,

teco eterni versi ‘n laud’  intonare.

Quando tu, Iride alata,

infin colà arrivata,

la permission chiederai,

grato asil’ otterrai,

umil pegno d’onore.

Tu, voce de’ miei versi deboletta

sfuggita al mio nostalgico rimpianto

parla di me, mia fida ballatetta,

fa che si’ amata e possa menar vanto

colei che luce diè all’ameno canto,

un’umile pastora

che a sera la dimora

dopo travaglio e duolo,

cammino su erto suolo

accoglie con amore.

 

 

Capodanno ad Albany

cimitero-di-albany

Quassù ad Albany

il rumore della neve

non è cambiato,

or è cent’anni.

Ascolta, amore,

volessi ritornare,

mi trovi al cimitero

ad aspettare.

L’immagine, Albany Rural Cemetery (Menands) è una foto tratta da Trip Advisor, da me reinterpretata digitalmente  in chiave invernale.