Com’è difficile cantare…

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Quando sognavo l’Islanda,

ispirata dal ghiaccio e dal fuoco,

ero soprano e usignolo

ricamando spartiti di note

così alte da far sanguinare

i più puri, rompendogli il cuore,

morire felici, rinascere ancora…

Ma ora, che il nulla ci incalza,

oscurando ogni giorno il futuro,

ora, che Dio c’è lontano,

e la mente fatica a adorarlo

e a crederlo il buono fra i buoni,

or che il ruscello è palude

e marciscono  fiori di neve

sotto i passi  incerti, smarriti

di un primavera di tisi,

ora che le messi future,

abbattute a colpi di falce

reclinano i capi delusi,

lontani da padre e da madre,

rapinati di ciò che era certo,

giovinezza, vita, bellezza,

senza conoscere amore

e papaveri e risa e l’estate,

ora non canto, non spero, non rido,

soltanto aspetto e sospiro.

Oh, com’è lontana l’Islanda,

com’è lontano il bel canto,

or che non posso sognare!

 

La bella donna

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Silvietta

Il giorno, oggi,

mostra una buona cera,

eppure non cela

brividi di vento, ancora.

Anche io quando mi sveglio

riparto col sorriso,

perché, pochi lo sanno,

sono nata così,

di domenica, cantando

e per i miei primi tre anni

ho sempre riso.

Mi hanno spezzato il cuore

trecentomila volte, almeno,

con colpa o senza colpa,

ma questo poco conta.

Così quando mi sveglio,

l’orecchio sul cuscino,

odo le incrinature

e il galoppo del tempo.

Sono una bella donna,

ma rido molto meno

e sento intorno il freddo

nel sole del mattino…