Invettiva moderata

dechiricasso

Amici, dove siete?

Non sente più nessuno

la voce mia che chiama?

Io chiedo un rendiconto

di tutte le promesse

o almeno che diciate

se foste un po’ sinceri

e poi dimenticaste,

presi da tanti guai,

quelli che tutti abbiamo.

Momenti del bisogno

ne ho avuti proprio tanti,

certi son già passati,

altri li sto scontando,

ma me lo son cavata

e me lo sto cavando,…

Quindi nessun rimpianto,

solo la delusione

di non avervi accanto.

Marcia nuziale

la sposa di Niki

Processione di panche

accompagna la sposa

umidìta qua e là

da una pioggia emotiva.

Il silenzio dei fiori

già la opprime di odore…

Questo dunque è l’amore,

un bouquet di promesse

e speranze recise?

L’ immagine che illustra la poesia è una mia elaborazione di una foto che  molti anni fa, durante una visita al  Centre Pompidou, scattai all’ opera “La mariée” dell’artista Niki de Saint Phalle (1930 – 2002)

 

 

Le mani

mano-rosa-erosa

Sai che mi ricordo ancora

di quello strano addio che non avvenne,

perché sette giorni dopo ritornasti?

Eppure ci rimasi molto male,

eravamo, amore, a Portofino,

là sul monte per guardare il mare

e quando mi parlavi così strano

promisi a me stessa di non telefonare,

né di cercarti mai e ti guardai le mani,

così per ricordarle, casomai…

tanto sottili e chiare, eppure forti e grandi,

e le carezze sparse, fragili farfalle…

Poi l’aria marzolina respirando,

un po’ primaverile, un po’ invernale,

decisi di affidarmi al mio destino,

sicura del nonsenso del lottare.

Se tornerà, mi dissi, sarà perché lo vuole.

Né baci, né promesse, né parole,

né tantomeno lacrime e sospiri,

attesi sette giorni ricamando

piccoli fiori all’ombra del rimpianto.

E ritornasti e son passati così tanti anni,

e siamo ancora e sempre insieme,

che se li conto mi spavento, ma va bene!

La cerimonia

cerimonia-grande

Fu cerimonia grande

per quanto ci aperse

il cuore. Così da vedere

fremiti di lacrime vere

sotto i cappellini agitati

delle orpellate dame.

Fra il frusciante profumo

delle sete fiorite

il suono sommesso

di promesse scambiate

suonava nel vento

di musiche antiche,

su navate di eterno

si posava l’amore

palpitante di piume

dopo il volo nuziale…

L’acacia

Noi camminavamo

Il sei di maggio

camminavamo ancora a Tirrenia

e il mio corpo infranto

ogni tanto taceva.

Campanelle di acacia

appese alle corde dei rami

tintinnavano promesse

e lievità di dolci odori.

Come spesso mi accade,

mi sentivo svenire

per la vastità del cielo

e per la voglia rinata di sperare…

Al susino

veranda

Ti abbandonerò dunque al gelo

col tuo unico ramo proteso,

all’ala dei corvi, nel rigore invernale?

Eppure anche tu, come noi,

fosti meta di api e di voli nuziali,

e fecondo di pallidi fiori

e nutristi l’estate dei cuori

coi tuoi frutti colore dell’oro

rotondi come alate parole

e le antiche promesse d’amore.

Glicine del muro antico

glicinetruccatoinviolauno

Blande parole tiepide

parlava la sera

sorgendo dal lago,

di grigie brume velata.

Tenace si abbracciava,

come il tuo giovane corpo

al mio, stanco, senile,

il glicine in fiore

al terrazzo sgretolato.

Soavità dei petali,

parole lilla,

quasi non dette,

deliranti promesse

parlavano

le nostre bocche,

corolle tremanti,

penduli grappoli

di baci e sospiri

abbandonati alla notte.

Non era maggio, ancora,

un merlo fischiava,

inesausto, il suo canto.

L’amore, sfinito,

odorava di glicine,

di rimpianto leggero,

pioveva,

piangevi,

piangevo