Trasloco

esco

Sapendo di andar via,

guardo le due stradelle

che mi erano prigione

e in fondo vedo il mare,

un carcere anche lui,

fatto per trattenere…

Cerco di immaginare,

mi sforzo di provare

l’amara nostalgia

che io dovrei provare.

Come per certi lutti,

adesso come adesso,

non me ne importa niente

di tutti questi giorni

che presto svaniranno,

del vento della sera,

così sapido e algale,

come di un moribondo

che un po’ mi ha fatto male.

Ma poi verrà redento

per esser trapassato

tutto questo mio tempo

che all’ultimo io ho odiato?

Lo so, da sotto il letto,

quell’ultimo mattino,

mi sbucherà un pensiero,

ancora un po’ bambino,

mi prenderà per mano

per farmi ricordare,

ecco, sarà il suo dono,

come quel cofanetto

che avevo in sgabuzzino

e piangerò per tutto

il bello assieme al brutto,

la neve e, sotto, il grano

e la preziosità vigliacca

di ciò che, bene o male,

mai più potrà tornare.

L’orologio fa tic tac

L'ingranaggio d... e tramonto

Vorrei che fosse fermo

questo orologio vecchio,

indietro, da buttare,

fermo ad un momento,

deformi le lancette

a catturare il tempo

e il primo bacio eterno,

ma lui continua a andare,

e intrappola i capelli

ai suoi dannati denti

per farmi camminare

e suona le mie ore…

Fugge il pensiero, almeno,

si tuffa dentro il mare

dove tramonta il sole,

lo vuole ripescare

e guadagnare un giorno,

dall’ovest del tramonto

all’est di un sogno spento

e farlo ritornare.

Il lungomare

Torre e campanile

Distratta come sono,

ho imparato a memoria

ogni pensiero

legato alle pietre,

all’asfalto di rughe

invecchiato e corroso

allo sterrato rosso

all’ostinazione delle tamerici

a fiorire nel vento,

alla chiesa, alla piazza,

l’accademia navale

e l’azzurro del mare.

E ci sono stati i miei passi,

avrei detto per sempre…

Tornare, ogni giorno tornare

ricalcare me stessa

ogni giorno più nuova,

ogni giorno più vecchia

in continua gravidanza

di eroi disperati

e di dei ripudiati

con il cuore al galoppo

e il mattino che pareva

sempre così chiaro.

Il mio viaggio così lungo

eppure così corto,

sempre lo stesso viaggio,

durato sedici anni,

andata e ritorno.

Il nostro futuro

rosa tempesta

Per quanto rosa fosse ieri il cielo,

oggi, amore, vedessi come piove…

Ah, che poco accorti siamo stati!

Là, sopra i bordi del sereno e l’oro,

dentro il ventre malato di un azzurro strano,

si dibatteva il mostro dal mantello nero

e noi due, la nostra giovinezza inerme insieme,

senza un pensiero al mondo ridevamo.

Terre di fiori

fiori di campo olio

Se devi andare vai,

io ti capisco tanto…

Chissà se basterà per te

tornare col pensiero

perché ben altre terre

ti si schiuderanno al passo,

terre di fiori…

e non ti mancherà più niente

di quello che anche prima

era così abbondante

da farti soffocare?

O se avrai freddo tanto,

persino accanto a un corpo

arreso, grande, caldo,

né la sua carezza,

né questa mia, di adesso,

potrebbe sola accendere

una nuova, antica aurora?