Il rinculo

farfalla amputata

Un tempo mi si aprivano le ali

se solo pensavo di volare,

la polvere a colori di farfalla

mi si attaccava al dorso

e mi vestiva di splendore,

leggera, colorata, avventurosa,

impermeabile del tutto alla paura.

Ora mi avventuro per la strada

pesante come d’afa e di dolore,

la voglia di partire dentro al petto

e goffi tentativi di fuggire:

Un salto, una rincorsa, un balzo breve

e poi quel tonfo forte di rinculo

dai miei talloni fino in fondo al cuore.

Café latéral

cantante francese

Canta ragazza canta

la tua canzone triste,

così francese per il noir

della sua malinconia,

e nessuno sa se odiarti

per quanto ti lamenti

perché ti manca Parigi

o cercare nel cuore

quel che ancora resta

della voglia sottile

di partire.

Troveremo mai

la stessa lenta Senna

e il tremore di mani

a cercarsi nella luce di vetro

di Notre Dame cattedrale

e le stupite bocche

a promettersi l’eternità

d’amore? E il café Latéral,

così angolare come noi,

a sfamare la voglia

di esser lì, semplicemente

a respirare? Accarezza

col velluto nero della voce,

roca come guanti di dolore,

e specialmente con la erre

arrotondata e guasta

la nudità elegante della noia

di un sogno fuori moda,

dei tappi di champagne,

del vestito di raso tarmato,

dei cerini rubati al Buddha bar,

tutto nascosto nell’armoire,

che nemmeno tu, né noi,

né oggi né mai, riusciremo

dolcemente a disserrare.

La baia senza vele

baia nel bar

Amore mio, da dentro,

da oltre il mio bicchiere,

sento il vento fischiare.

Non ho per niente freddo,

tocco persino il mare

mentre accarezzo il cielo,

sul tavolino nero

di questo bar leggero

con l’occhio così grande

che sembra di viaggiare.

Ma questa primavera

non basta a riscaldare

e mancano le vele

al sogno di partire.

Occhi azzurri

bimba in cornice

Ho le labbra secche

di un’insaziabile sete

d’amore e di cose.

Voglio viaggiare

sentimenti nuovi,

trovare l’innocenza

dei tuoi occhi

bambini

e mari chiari.

Però mai più

devo piangere

quando sento clic

il rumore di ferro

del cancello clic

che si chiude

alle mie spalle

quando giunge

il tempo di partire.

Fa parte della vita,

ha detto un saggio,

giorno dopo giorno,

che tu cresca,

Annasofia,

e che io invecchi

sognando di tornare.

Prezioso

gondole solo

La tristezza che incanta

dei brevi ritorni,

il rimpianto che assale…

Gondola affilata

color ebano il cuore

taglia acque di pianto,

già  prima di partire

vorrebbe tornare

lungo il canale,

dove ora dondola,

assurdamente.

Ogni parola di perla

pare già detta

e rotola dentro

a un buio forziere

senza aver tempo

di splendere al sole.

Io stessa, i miei passi,

non faccio rumore.