Vedere col naso

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Tiglio di città, se non ci fossi tu…

Abbarbicato alla speranza

come me, a suggere una vita

che non c’è nel nero asfalto

di questa triste umanità…

Se non ci fossi tu, come farei,

senza guardare in strada

verso l’angolo del chiosco

dei giornali, a capire dall’odore,

che si insinua dolce nelle nari,

che giugno avanza, pur nel grigio

cielo di giorni sempre uguali

e che l’estate s’annuncia

nella tua chioma fitta di fiori?

Nota: Con grande simpatia dedico questa poesia all’amica Ale Marcotti, mentre vi propongo di leggere questo suo bellissimo articolo “Come una maglia prestata”  in cui ho rilevato alcune affinità col mio scritto, relative  alla suggestione “visiva” dell’olfatto. 

 

 

Un’ora

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Un'ora

Il silenzio mi ovatta

sempre verso le cinque

mi sigilla le nari

e mi riempie la bocca

per levarmi il respiro,

sintonia fra il sentire

ed il cielo a quest’ora.

uniforme grigiore,

punteggiato di uova

come un nido di ragno,

di corpuscoli neri,

minimali rumori:

voci in strada, gabbiani,

l’asma stanca del bus.

E le cose qui intorno

in suicidio corale

delle forme nel caos

della luce che scema

in notturna unità,

poi più niente, la mente

è la sola che resta,

solamente la mente…

Alle sei le campane.