Capodanno degli ultimi

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solo

Non ho voglia

di essere felice

con questo tempo

che va

nella voragine del nulla

secondo  su secondo

precipitando. Diffondo

il taedium vitae tremendo

in giro per i bar

direttamente dal cuore

il fiato del mio male

alitando.

Scellerato perlage

gustando

di routine e dolore,

l’amaro nel fondo

tutto da esplorare,

la rotondità della sfida,

la fierezza dei negletti,

la resilienza, la libertà.

Gastrite esistenziale

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gastrite-esistenziale

Il mondo col suo rumore

rotatorio

mi ossessiona.

Questo è il mio momento

per sputare i rospi

che mi saltano dentro

e lo sa Dio se ho provato

e riprovato a digerire…

Ho in gola un groppo grosso,

forse addirittura

un buco nero.

Spero che sia attraente

quel tanto che basta

per far sparire

tutto questo marcio

male.

La mia palude interna

allora avrebbe un senso

catartico esiziale.

(L’immagine è stata da me ottenuta elaborando digitalmente una foto dell’Orco di Bomarzo, tratta da Internet)

Lungo il lungarno

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riccardo-controcorrente-effetto-olio-su-rame

Stai cercando il tuo vero,

ma nel posto sbagliato

e in un tempo d’inferno.

Soffocato dall’ansia

dell’afosa calura,

percorrendo il lungarno

hai perduto anche l’ombra

la tua sola compagna.

È lo zenit spietato

a privartene adesso,

se aspettassi la sera

ce l’avresti al tuo fianco

e hai l’aura di fango,

ripescata dal fiume.

Cerca ancora le piume

e ridalle al tuo cuore

per un volo nel vento

a vestirsi di cielo.

Ferma il passo straziato

dalle piaghe terrestri

e riposa la mente

sotto i biondi capelli,

o viandante del fato.

No, non c’è una risposta

per il male e l’affanno.

Come l’acqua che passa

sotto il ponte in eterno,

tutto va, poi ritorna…

Malafiaba

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la casa stregata

Un tempo la mia casa fu tranquilla

ora sul prato congreghe di streghe

e cieli animati da ruote giganti

sussurri di vento se il vento non c’è.

Noi ci capiamo, non c’è divisione,

è l’esterno che preme, il male in agguato,

la neve che pare candore abbagliante

è fiato di maga, che sparge il suo gelo.

I radi confini dell’universo

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Universo denso

Qualcosa di tremendo

sta succedendo ora

verso i radi confini

dell’universo.

Lo so. Lo sento.

A me succede

di avere turbamenti

dei  miei sensori

spazio temporali,

le antenne in sintonia

col tutto cui appartengo,

ed è temendo, di notte,

sentirle vibrare.

La rarefazione esterna,

la similitudine del dio

poco denso col nulla

del vuoto più estremo

e molto, molto lontano

non è un buon pensiero.

Sarà un bel giorno, invece,

quando il cammino

riprenderà all’inverso?

Ce la farà il dio

a ritornare denso

fino stritolarci

nel suo seno?

Finirà, per quel non tempo

il suo bizzarro parto

di differenziazione

che noi chiamiamo male?

Maleficio

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maleficiomaleficamentemalefico

Nulla mi piace

di quel che conviene

fare a quest’ora.

Esorcismi contro il male

vorrei operare, gridare,

imprecare,

e, se va proprio storta,

bruciare

come le streghe.

E la mia catasta

sfrigolante fumigante

mi sarebbe, io credo,

letto di petali di rose

se solo io potessi

sapere

che tutto il male

che mi è stato dato,

una tortura d’anima

visceri e sangue,

sulle tracotanti spalle

di chi me l’ha fatto

ricadesse decuplicato.

Geoide malato

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geoide malato

Non molto tempo fa

immaginavo Dei imperfetti,

che, alla fine dei tempi,

avrebbero portato

i loro mondi morti

appesi al collo,

come pietre pesanti,

dolorosi ornamenti.

Chissà se questa terra

sta semplicemente

sussultando in agonia

di terremoti, divisione e male,

male fisico, male morale,

nel disperato splendore

del suo tempo finale?

Sesto senso

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albero con fata prigioniera

Apparente

come la calma

di vento

l’immobilità

del divenire.

Aborro l’eccesso

eppure lo aspetto…

Una bella bufera

a travolgere tutto

nel bene

o nel male.

Il vento

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aereo e montagna

Nella testa pesante

un rumore di aerei

sarà il vento che parla

o la voglia di andare…

Per sottrarmi al destino

per il pianto che sento

dalla sera al mattino

… Non doverlo ascoltare!

Non esiste paese

con confini più sordi

di quanto urli il dolore

sono piccole gocce

del tuo pianto bambino

o quei fiumi impetuosi

della guerra e del male.

E rimango, scavata

come un petto senile,

sono solo una madre,

ma non posso cantare.

R.I.P. Morte di un’amicizia

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cimitero

Lasciami giù

se non ti importa.

Non telefonarmi,

non dirmi “come va?”

solo a Natale.

No sai niente di me

non sai se il cuore

mi fa male.

Non mandarmi messaggi

di inutili parole

non sai se sono viva fuori

e dentro tutto muore.

Lasciami per sempre, dai,

lungo le vie del tempo

sola andare.

Essere un ricordo, sai,

non è poi così male.