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Labili confini

By Poesia 2 Comments

Ma ti è scappato il gregge in cielo

stamattina presto presto,

mentre il tuo piccolo cane

abbaiava allegro al vento,

ebbro di sole e primavera?

La vita è un po’ bastarda

e complicata e la felicità,

io penso, una chimera

che appare a caso

quando vuole salvarci

dal morire. Ma nei momenti

rari come questo, in cui

respira il corpo con il cuore

e senti che sei tu il pastore

e che la libertà non ha confini,

non basta l’orizzonte a contenerla

né il numero finito delle ore.

Ringrazio Paolo Scarpellini per il prezioso contributo fotografico, che ha fatto volare la mia ispirazione.

 

 

 

 

Malattia

By Poesia One Comment

Quando la sera ormai

scioglie i miei nodi in pianto,

credendo di curarmi

e non lo fa, io piango.

Forse sarà il mio fianco

a darmi tanta pena,

come chi sta gridando

per la sua libertà.

Lontana è la speranza

quando, concluso il giorno,

nulla è mutato ancora,

con le catene addosso

e il sole se ne va…

 

La mia libertà

By Poesia No Comments

Per camminare

ho il mio bastone.

Per correre,

come una spyder rossa,

il deambulatore.

Pensavo di odiarli,

invece molto li amo.

Così sono a posto

e parlo di libertà

col cuore sereno.

 

Turchese denso

By Poesia 2 Comments

Scorre poco,

come acqua di canale,

più  che la vita, la speranza

in fondo al cuore.

Sedimenta intanto

il colore del rimpianto

odorando intenso

della libertà del mare.

Un occhio di stella

arrugginisce intorno

sospirando turchese

denso.

Talassoterapia

By Poesia 2 Comments

 

Per me si fa labile il confine

fra la libertà, la morte e il mare

e mi fa male il vento, male i rombo

delle onde contro il cuore,

male questa voglia immensa

di fuggire il tempo verso il sole.

Ah, poter spezzare quella curva

linea viola che segna l’orizzonte

ed i confini umani del sapere!

Portami via di qua, mio amore,

non ho più voglia di pensare,

non mi calma il respiro contemplare

l’immensa assurdità del cielo

e sono così stanca di tossire…

Capodanno degli ultimi

By Poesia 2 Comments

solo

Non ho voglia

di essere felice

con questo tempo

che va

nella voragine del nulla

secondo  su secondo

precipitando. Diffondo

il taedium vitae tremendo

in giro per i bar

direttamente dal cuore

il fiato del mio male

alitando.

Scellerato perlage

gustando

di routine e dolore,

l’amaro nel fondo

tutto da esplorare,

la rotondità della sfida,

la fierezza dei negletti,

la resilienza, la libertà.

L’identità

By Poesia No Comments

identità

Equilibrio perfetto

fra il vuoto che ho dentro

e questo bel tempo.

Nessun flusso o riflesso

della psiche allo specchio

solo una figura illusa

di una tridimensionalità

che invece non ha.

Mi lavo i capelli

però non li asciugo

ed ecco che spunta

la mia anima annodata,

tormenti ritorti

di ciocche sottili,

sarebbero boccoli

se avessero un nesso,

però basta questo

per darmi più senso,

quasi inseguendo

la libertà.

 

Volver (indietro negli anni con due amici oggi a Cala de’ Medici)

By Poesia 9 Comments

dessert

Questo ristorante si chiama “Volver”

e si apre, non a caso, sul mare

e le sue mille vele di libertà.

Andare è anche tornare,

il segreto del tempo e del viaggio,

che mai tornano indietro, davvero,

perché niente è mai simile a adesso.

Gusto il sorbetto, cristallino

di ghiaccio, di fragola intenso

con crema di lime e i sogni infantili

di un croccante biscotto

e, per l’anima assorta,

la trasparenza del vero nel vetro.

Anni

By Poesia No Comments

fire

Anni come questi

passati a liberarti

dall’inferno…

Brucia la tua casa!

Guarda le fiamme

come sono alte

e dopo scappa!

Ti potrebbe piacere

tutta quella bella

libertà libellula

che fuori vola.

 

Quanto manca?

By Poesia 3 Comments

canale

Manca un’ora e quaranta.

Voglio la mia libertà.

Ma ti rendi conto, madre pazza,

che la felicità

che mi hai donato

quando ti sono nato,

me l’hai levata tu,

giorno per giorno,

con le bugie insensate?

Oggi c’è la primavera

qui intorno e il mare

rigurgita azzurro e sale

nelle onde del canale.

Tutto un giocare,

ancora per poco,

poi il sole andrà a tramontare.

Ti ricordi la prima elementare?

Io, in un anno, ho imparato,

come mi avevi chiesto,

a leggere e a far di conto.

Poi non ti è più bastato.

E ora sto chiuso dentro,

quando basta,

otto ore al giorno,

più l’intervallo del mangiare.

Ora che ho perso il sorriso

e molti dei miei bei capelli,

riesci ancora a gloriarti

di avere un figlio impiegato?

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