Hiberna

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Tramonto invernale sul lago

Poi finirà l’inverno

(questa nebbia sul lago

questi giorni distanti

le parole non dette

i ricami di ghiaccio

il silenzio di notte

tu che troppo mi manchi

il rigore dei monti

il ricordo del mare)

e potrò ritornare.

Analgesico

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coppia lacustre notturna.jpg

Voglio andare al lago,

ritrovare l’amore

che lasciammo in quel letto,

avevo un gran mal di testa

e tanta voglia di affetto…

Lo facemmo lo stesso

per trovarci sfiniti

ricoperti di eterno

e ci parve infinito

un momento perfetto.

La candela di Torri del Benaco

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candela sull'acqua.jpg

 

Non so che anno era…

Comprai una candela,

che era troppo bella

per darla al suo destino

e poi lei mi parlava

del luogo dove nacque,

che era là sul lago

dove lasciammo i sogni

appesi come agrumi

in calde limonaie

fra roridi profumi.

Ma è tempo di cambiare,

così dentro a un cassetto

di inutili tesori

che non porterò via

oggi l’ho ritrovata.

Graziata dall’oblio,

le ho dato breve vita:

a morte l’ho incendiata.

A Billy Elliot, metamorfosando

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Il cigno

Mi si è ammalata l’anima

un giorno, all’improvviso.

Fammi balzare ancora

nel buio della scena

così che la mia pelle

ricresca le sue piume!

La forza per danzare

nella mia stanca schiena,

specchiarmi nel gran lago

e il cigno reincarnare…

La colomba del lago

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danzatrice del lago

Bianca colomba mia,

fatta di latte, carne, vento e luna,

l’amore, loto estremo

di queste vite disperate, disilluse,

sta nascendo sul mio lago

che sorvoli.

E trema. E teme e spera

la carezza di una piuma.

Le anatre di Torre del lago Puccini

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le canne di Torre del lago

L’isola delle canne

se tu ti avvicini

pulsa di pigolii

e c’è un vento pulito

che gioca col lago

biondo di fango

ed è primavera

e le anatre mamme

vengono e vanno

e non ho altro da dire.

Da dare. Verde di vita

se fosse il mio tempo

sarei anche felice…

Scalinata celeste

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scalinataazzurra

Vie dell’azzurro

della mente e del cuore

respiro di lago

sentore di stelle…

Trovare la scala

che porta a sperare…

Ma quanti gradini

fra me e la mia pace

dovrò mai contare?

Glicine del muro antico

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glicinetruccatoinviolauno

Blande parole tiepide

parlava la sera

sorgendo dal lago,

di grigie brume velata.

Tenace si abbracciava,

come il tuo giovane corpo

al mio, stanco, senile,

il glicine in fiore

al terrazzo sgretolato.

Soavità dei petali,

parole lilla,

quasi non dette,

deliranti promesse

parlavano

le nostre bocche,

corolle tremanti,

penduli grappoli

di baci e sospiri

abbandonati alla notte.

Non era maggio, ancora,

un merlo fischiava,

inesausto, il suo canto.

L’amore, sfinito,

odorava di glicine,

di rimpianto leggero,

pioveva,

piangevi,

piangevo