Marmorea

marmorizzazione aurorale

Marmorizzare il cuore

con impacchi di dolore…

Questa notte quasi bianca

con striature antelucane

di follia, così simili all’alba,

ma più dolorose al tatto

quando palpo l’anima mia…

Non farmelo più, di sparire,

andare, tornare, odiare,

poi dire di amare.

Che creatura vorresti,

uomo mio, al tuo fianco?

Credo un frigido biacco

da poter calpestare,

ma quel tanto che basta

per non farlo morire.

Strisciare, giammai,

quanto al resto, ci siamo:

Tu mi stai congelando,

e sarà molto bello

quando tutto ad un tratto

smetterò di patire…

Sarò statua di marmo,

che non dà, non riceve

ed è pronta a partire.

Non ho più

Fatica

 

Non ho più

nessuna ispirazione.

Io prima ci mettevo tutto,

sangue, fantasia e la follia

che poi regolarmente

mi veniva rimproverata

e, come i bravi commedianti,

tanta improvvisazione.

Guitto d’eccezione, io, la vita

me la inventavo

sul ritmo del respiro

e cercavo di saziare

la fame d’amore.

Non mi chiedere adesso,

insano fruitore

del mondo che appare,

dove tutto è così saggio

e corretto, di provarci

di nuovo. Con regole tue.

Non ho più ispirazione.

La cura

aranciatasanguinello

Ichirogamaim.

Trascinatemi là, per favore

quando mi rotolerò per terra

gemendo di dolore.

Ve lo chiedo da adesso

perché, dopo,

non saprò più parlare.

E dovrete far presto

prima che mi perda

nel silenzioso orrore

di una quieta follia.

Non abbiate paura.

Diventerò una piccola cosa,

una spazzola per vestiti

con le setole grigie

abitate da ragni neri.

Così infetta sarà la mia mente,

così infetti i pensieri.

Nel mio sangue infermo

raccolto in una zuppiera

caritatevole

di plastica verde

galleggerò quietamente.

O diventerò un gomitolo

di lana usata rossa

che più non si dipana

in pensieri.

Troppo infeltrita la mente,

troppo infeltrita la vita…