Buonanotte, caro, a domani…

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Ciao, figlio caro,

il domani è diventato oggi,

bene o male, la notte è passata.

Ma passerà la pioggia?

E passerà l’inverno?

Passerà il confino del silenzio?

E sarà la primavera

costellata di fiori

e i visi di baci

e il sole salirà ancora

alto nel cielo

e torneranno a volare

le farfalle nei prati

e tutto di nuovo

diverrà bello davvero?

Sarà saziata

la fame di abbracci?

Sarà l’equinozio

a portarci la luce?

Tu che corri con l’alba sul mare

e vedi la gente arrivare

e ti fermi a parlare,

conosci, o figlio, un profeta

che risponda

a quello che chiedo?

E sarà, lui, sincero,

mostrandoti gli occhi

finalmente chiari?

 

L’immagine che ho usato per illustrare la mia poesia è una fotografia di Paolo Scarpellini.

 

Lussekatter

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Santa Lucia,

non buttarmi la cenere

dentro ai poveri occhi!

Sono qui, desta,

ma non per i doni.

Ancora domenica

e il vuoto nel cuore.

La casa dorme,

dorme il mio uomo,

tutto è silenzio,

il nido è ormai vuoto.

Faccio la conta,

va tutto bene:

Il figlio bene,

nella sua casa,

il cane bene,

forse ora sogna,

di correre al mare,

piccolo e fiero

è felice davvero.

Bene sorella,

nipoti bene,

una cugina

guarita da poco,

l’altra sta bene.

Santa Lucia,

non mi accecare,

sai cosa voglio

e mi basta davvero.

Quando mi alzo

ti faccio i biscotti,

almeno uno

lo devi assaggiare!

 

Buon 13 dicembre a tutti, in particolare a chi porta questo bel nome, che a me è sempre piaciuto tantissimo.

 

Oggi, a Castiglioncello (dal diario di febbraio)

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Oggi, a Castiglioncello,

mi sono seduta al caffè

della piazza, c’era il sole,

niente vento, una metamorfosi

del tempo che germinava viole

nel grembo dell’inverno,

promettendo un marzo caldo

e fecondo. E c’era la mia corte

di passeri affamati, dignitosa,

senza mendicare mi guardava

con tanti occhiuzzi tondi, attenti

e io facevo la mia attesa mossa

seminando briciole a spaglio

con ampio gesto divino,

un paradiso in terra, la manna.

E c’era un piccoletto bruno,

di piuma, diverso dallo stormo,

bello, sano, forte,

ma terribilmente tardo.

E io che fintavo per dargli

un poco di cibo. Finta a destra,

lancio a sinistra. E sono riuscita,

un poco, a sfamarlo, pensando:

Piccolo figlio, troppo mite…

 

Compleanno

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Che un figlio compia quarant’anni

sembra impossibile a una madre,

che si vede ancora intenta ad allattare.

Gli sorride quando passa a salutarla

e si stringe nelle spalle un po’ incurvate

per non sentire tutta la sua fretta

e la sua necessità di andare.

Gli legge gli occhi belli e troppo stanchi

e lo vorrebbe solo consolare

per tutte le promesse che gli ha fatto

quando lo teneva in braccio

per farlo addormentare,

e che la vita non volle mantenere.

E non gli annusa il collo,

come quando era bambino,

mentre si chiede dentro il cuore

se riconoscerebbe ancora al buio

quel suo grande cucciolo sbarbato

profumato, cortese ed elegante

che le illumina la casa quando arriva

e quando se ne va le lascia la speranza

di vederlo ancora ritornare.

 

 

Una madre

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la madre

Signore, signore, signore,

quando ti deciderai, ma quando,

a darmi un giorno di serenità,

signore?

Ogni risata pagata a caro prezzo

con la moneta di tutte più preziosa:

le lacrime di perla di mio figlio

e dentro il cuore la voglia di morire,

se solo servisse a farmi perdonare

peccati mai commessi, te lo giuro,

e in cambio da te, o sommo, avere

grande felicità per il suo cuore.

Onde gravitazionali

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Propagazione

Che ci fosse

una musica energetica

dell’universo,

come gli dei,

già lo sapevo.

Come gli dei,

la sentivo

col corpo

e col cuore

ed essendo mortale

quasi ne morivo.

Già da tempo

col loro linguaggio

la nominavo

e, quasi morendo,

io la cantavo.

Musica estrema,

spartito grande

di ogni evento ,

di tutto l’amore,

fin dal primo

atto creativo,

ma anche

di ogni morte,

arpeggio

e battimento

di ogni violenta

carezza con cui

ciò che è

fu concepito,

di ogni lacerante

grido materno

per la nascita

o morte di un figlio.

Mai sarà dato

conoscerla intera

fino al giorno

del compimento

e della riunione,

quando il Tutto

ritornerà in se stesso

mai morendo.

Neve a settembre (dalle “poesie molto popolari”)

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mucca firmata

Finta la transumanza

anche la più bella mucca

la più premiata è nella stalla,

in terra la coccarda ambita

e sfatti i calpestati i fiori.

Eppure il paese è stato in festa

e c’era il  mercato e ridere,

a noi, non è costato niente,

come l’amore che rubavi

al bianco dei miei denti

e alla lievità dei miei pensieri.

Sono partiti tutti i villeggianti,

gli alberghi sono chiusi,

la sera si è fatta fredda e silenziosa

e se non mi copro batto i denti.

Ti darò un figlio a fine primavera.

Non prenderai quel treno, spero,

di cui, d’inverno, parli sempre

e io ti credo, mi dispero e piango

e tu, ridendo, mi baci e mi consoli…

Empatia

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madonnaaddolorata

Sai quelle madonnine

sublimemente azzurre

col cuore rosso esposto

come un’autopsia,

senza dramma nel dramma,

perché intanto sorridono

per non mostrarsi afflitte

dalle mortali ferite del figlio,

dispensando coraggio?

Ecco la mia empatia.

Piccolo sole

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piccolo sole

Cerchi il segreto?

Figlio, è dentro di te…

Piccolo sole è il tuo nome

da indiano. Per quella luce

che ti splendeva dentro,

fin dal primo respiro.

Io ti ho nominato, ragazzo

e con QUEL nome

alla vita ti ho chiamato.

Quanto manca?

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canale

Manca un’ora e quaranta.

Voglio la mia libertà.

Ma ti rendi conto, madre pazza,

che la felicità

che mi hai donato

quando ti sono nato,

me l’hai levata tu,

giorno per giorno,

con le bugie insensate?

Oggi c’è la primavera

qui intorno e il mare

rigurgita azzurro e sale

nelle onde del canale.

Tutto un giocare,

ancora per poco,

poi il sole andrà a tramontare.

Ti ricordi la prima elementare?

Io, in un anno, ho imparato,

come mi avevi chiesto,

a leggere e a far di conto.

Poi non ti è più bastato.

E ora sto chiuso dentro,

quando basta,

otto ore al giorno,

più l’intervallo del mangiare.

Ora che ho perso il sorriso

e molti dei miei bei capelli,

riesci ancora a gloriarti

di avere un figlio impiegato?