Pareti

Finestra

Certo che no!

Così facilmente

la notte non passa.

Deve morire filtrando

rigagnoli d’alba

dalle persiana.

E tu, viva carne

accanto al mio

tormentato fianco,

che respiri

e sussulti sognando,

ti devi svegliare.

Rinuncia a quei laghi

di sonno dorato

di sole in cui cadi

continuamente

dopo avermi chiesto

con voce impastata

se è tardi!

È tardi infinitamente

per la mia noia,

per l’ansia

che mi attanaglia,

per la notte svenata

in dolente agonia,

che sviene in deliquio

su queste pareti

di vita finita.

Indossare le mani

Mani di notte

Mi piace averti addosso,

sentire le tue mani

sul corpo e sulla faccia,

o lungo tutto il fianco,

mentre tu ancora dormi

o, più semplicemente,

costringerle nel pugno

e poi sentirle fremere,

come farfalle docili,

pulsanti d’ali fragili,

fatte d’amore ostaggi.

La vecchia cavalla

La cavalla stanca

Ecco che cosa sono,

adesso te l’ho detto:

una cavalla stanca

di tirare il carretto,

e poi non so nemmeno

che cosa ci sia dentro,

ma so che pesa tanto.

Sono una bestia adatta,

col fianco largo e grosso,

ho fatto solo questo,

sempre coi paraocchi,

siccome son balzana

a volte trotterello,

ma mi è venuta a noia

la polvere di strada,

con quel colore giallo,

e andare avanti un poco

e poi tornare indietro,

monotono è il mio viaggio

e nel nitrire al vento

non essere ascoltata

e tu che sei gentile,

tu mi cammini accanto

non gravi sul mio basto

e non mi frusti mai,

ma quando parli gridi

ed è come un comando.

Il fianco della montagna dei sogni

montagna graggita

E sogno ostinatamente

di volare.

Dopo tanti anni

il sogno ancora quello,

le mie ali non so,

non me le vedo mai.

Apro la finestra

e non è suicidio,

fa un po’ paura,

è solo libertà.

L’aria sempre

così tersa e l’azzurro…

solo la montagna

stavolta è diversa.

Pare d’autunno,

vestita di rami,

ma le foglie oramai…

e il suo fianco è graffito

dal martirio del tempo.