Colazione con Pinocchio

Pinocchio a colazione

Come un biscotto al burro la mattina

mi è rimasta indigesta la tua assenza.

Il corpo c’era, ma di un burattino

con le orecchie  imperforate in legno

così inadatte a percepire il suono.

Vernice rossa tingeva la tua bocca

a simular  parole che non volevi dire

e i baci tondi che non potevi dare.

Una zuppa di latte e crusca scura

cibava la tua fame di fine segatura.

Mentre scolpivo affannate parole

con cellulosa di densa paura,

diluendo col te l’amara saliva

di povera fata che parla da sola,

chiesi  mesta alle spoglie  del grillo

se t’avesse  Geppetto nel gracile petto

scavato con cura il posto del cuore.

 

La strada nel bosco

Cavalcata dalla strega

Certe volte la mia vita

mi salta sulle spalle

e mi galoppa,

e mi frusta

con una verga

di betulla,

come una strega

e mi deride,

ha ha ha.

Ma come si fa,

dov’è finita,

mi domando,

quella fata buona

che sistemava tutto

quando ero bambina?

E mi comanda:

“Riempi la mia gerla

di legna per l’inverno,

e la bisaccia di fieno!”

E io mi curvo

sotto il peso,

la strada è in salita,

rallento, mi fermo.

E lei, con le gambette

ossute e con i tacchi

delle vecchie scarpe

mi sperona i fianchi

e io lo so

che se la disarciono

un’altra non ne ho…