Quando ridi (piccolo esercizio di poesia cortese)

Un sorriso antico

Ridi ridi dolcemente

come sgranando perle

sul bianco dei denti

e corre la voce

su piccole note,

se fossero guizzi

di una cascata

avrebbero dentro

l’arcobaleno,

mia piccola dea

innamorata.

Non sei, non sono,

non esiste più il tempo,

per sempre ti guardo

e bacio l’eterno.

La casa di Sordevolo

veduta di Sordevolo dal prato di santa Marta

Grazie zia Paolina

per esserti fermata

lungo la salita

che porta su al Bornello.

Lo so, non era vero,

non c’eri tu e io non c’ero,

ma, ai bordi del mio sogno,

vedevo la chiesetta

e tu sembravi viva

e mi sedevi accanto

su quei gradini grigi

che vanno a Santa Marta.

Io sono molto stanca,

ma sono dentro ai giorni,

non è come per te,

che transiti nei tempi

che formano l’eterno

e che, quando ne hai voglia,

ritorni alla tua casa

che ora mi è preclusa,

che fu nei miei bei tempi

la vera amata casa

che sola mi riposa.

Il senso della beatitudine

Caronte buono

Da una sponda all’altra dell’eterno,

zigzagando un fiume infinito,

si trascinerà l’anima mia ferita,

come un Caronte buono e disperato,

cercando solo te, mio faro,

unica luce, mia sola gioia e senso

del vano premio d’essere beato.

Lungo il lungarno

riccardo-controcorrente-effetto-olio-su-rame

Stai cercando il tuo vero,

ma nel posto sbagliato

e in un tempo d’inferno.

Soffocato dall’ansia

dell’afosa calura,

percorrendo il lungarno

hai perduto anche l’ombra

la tua sola compagna.

È lo zenit spietato

a privartene adesso,

se aspettassi la sera

ce l’avresti al tuo fianco

e hai l’aura di fango,

ripescata dal fiume.

Cerca ancora le piume

e ridalle al tuo cuore

per un volo nel vento

a vestirsi di cielo.

Ferma il passo straziato

dalle piaghe terrestri

e riposa la mente

sotto i biondi capelli,

o viandante del fato.

No, non c’è una risposta

per il male e l’affanno.

Come l’acqua che passa

sotto il ponte in eterno,

tutto va, poi ritorna…