Il tuo ritratto

il tuo ritratto

Mi dispongo a ritrarti

mi arrabatto arrangiando

le dita in tormento.

Perché io son così:

scolpisco  la carta

con il mio movimento.

Trascinando nel bianco

il nero inchiostro, lo diluisco

e, mescolando, piallo il livello

fino a quando ne sorge

qualcosa di bello:

uno zigomo stanco

il tuo occhio da rospo,

ed il naso rapace

alle soglie del fosco

sorriso tuo amaro

con le pieghe di scuro

che ci ghigna sul grugno

quanto un tempo hai sofferto.

Palme di sera

palme di sera firmato

Le senti le parole della sera?

Parole che diresti nere

se non fosse per l’azzurro

di un sussurro fra le dita

che ti poso fra i capelli

e fremiti di vento fra le palme

e l’ammassarsi all’orizzonte

di speranze e grigie greggi

del ritorno del pastore

e poi giacere stanchi, noi,

rannuvolando le chimere

in cumuli di cirri e di bufere.

Homunculus sensitivus

homunculus sensitivus firmato

Percorro con le dita

la testa fra i capelli

a cercare, chissà,

i pensieri molesti

nodi da sciogliere

un giorno o l’altro,

e ci vuole coraggio.

Mi tasto la faccia,

dopo tanta assenza

di me da me stessa

per vedermi di nuovo

senza sguardi allo specchio.

Un’immagine viva

sulla pelle in affanno,

un homunculus nudo

con il cuore gigante

squarcia i miei polpastrelli.

Non so dipingere

donne gialle

Io sono un poco grezza,

impaziente, non posso

finire sempre un quadro.

Dipingo l’idea, poi fuggo.

Non credo nella simmetria,

la fantasia distorce tutto,

amputa dita e sorrisi,

getta a secchiate

i colori dell’anima

sui volti spaventati