Incubo apocalittico non necessariamente predittivo

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Squassata dentro

dalla troppa violenza

del vento furioso

alle porte del tempio,

vinta dalla sfida del figlio

ancor prima di giocare…

Su ginocchia di marmo

crolla la cattedrale,

le vetrate librandosi

in colori taglienti

come folli farfalle

in volo absidale.

Si genuflettono le scale,

pendono i Serafini

dalle volte a crociera,

sesquialati pipistrelli

in bozzoli regali.

Rutilanti Troni vorticano,

divino ardore

di ocelli inquietanti

in sé manifestando.

Quanta ira ci fu, ci sarà

o forse c’è proprio ora?

Con la Geenna che divora

il mondo esterno reale,

grande inceneritore

per i miseri nudi corpi

mangiati dalla lebbra epocale,

i morti senza colpa,

ma anche i pessimi, a volte.

Fugge, ma non si puoi rifugiare,

non fuori dal regno, non dentro,

il profeta, pellegrino infedele

 

Per illustrare la mia poesia  ho avuto il privilegio di accedere allo squisito originale di un bozzetto di vetrata di cattedrale, opera inedita dell’artista livornese Athos Rogero Natali, (1881/1975) pittore, scenografo e ideatore ed esecutore di vetrate artistiche istoriate

 

Protesi esterna

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Non asseconderò

il tuo asservimento alla morte.

Lo so che provi dolore,

che non  è colpa tua,

che la paura ti plagia

e di distrugge la gioia

nell’ infinita attesa

di una fine che non pare

così pronta ad arrivare.

Povero tesoro

che ti mesci il veleno

da solo! Ascolta:

Una volta conobbi

un bambino malato

d’autismo, con il braccio

che pareva uno straccio…

Volevo salutarlo,

stabilire un contatto…

Ecco, tu che ancora puoi,

afferrala, questa mia mano

che allora tesi invano!

 

Il parto

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Il parto

Dal gran fornice osceno,

partorisce i suoi mostri

il beffardo desino.

Premia a caso o punisce

senza merito o colpa

chi gli accoglie il puttino.

Non pensarci. Da adesso,

lascia scorrere i giorni…

Annaffiandoli d’’oro,

tutti questi dolori,

sai, la pioggia del tempo

li trasforma in ricordi,

in sospiri gli amori.

La bella donna

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Silvietta

Il giorno, oggi,

mostra una buona cera,

eppure non cela

brividi di vento, ancora.

Anche io quando mi sveglio

riparto col sorriso,

perché, pochi lo sanno,

sono nata così,

di domenica, cantando

e per i miei primi tre anni

ho sempre riso.

Mi hanno spezzato il cuore

trecentomila volte, almeno,

con colpa o senza colpa,

ma questo poco conta.

Così quando mi sveglio,

l’orecchio sul cuscino,

odo le incrinature

e il galoppo del tempo.

Sono una bella donna,

ma rido molto meno

e sento intorno il freddo

nel sole del mattino…

Senza colpa

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bonsaidue

Primavera bonsai

gemmata di rimpianto

quando tu mi abbracci

e abbracci un’altra

per chiederle perdono

di una colpa

che non hai commesso.

Eppure forte a me ti stringo

e almeno un poco

rinverdisco…